15 giugno 1994: lo spareggio di Cremona

SpareggioCremonaIl 15 giugno 2004 mi trovavo casualmente alla stazione di Cremona. Ero stato invitato da amici a vedere Cremonese-Sudtirol, finale playoff che aveva consegnato ai grigiorossi la promozione in C1, e mi apprestavo a prendere il treno per tornare a casa, quando improvvisamente realizzai che proprio in quel punto, esattamente dieci anni prima, stavo festeggiando la promozione in serie A… Come un automa mi misi a girare per la stazione, riscoprendo l’entrata “secondaria” da cui sono transitate centinaia di tifoserie in trasferta a Cremona, il binario morto in cui partivano ed arrivavano i treni speciali, perfino la fontanella con l’acqua marcia… Mi venne un certo magone, non lo nascondo: all’epoca marcivamo in C e le prospettive non erano buone (non fosse altro perché Marcello Cestaro, a Padova da un anno, sembrava già sul punto di stancarsi e mollare tutto), inoltre a livello personale non attraversavo un gran periodo…

Oggi sono passati esattamente 20 anni dallo spareggio di Cremona che ci regalò la serie A, e non posso non ricordare con un post tutto suo una delle più grandi gioie della mia vita, pur senza negarmi qualche riflessione in merito…

La promozione del 1994 fu qualcosa di molto atteso da tutta la città e la tifoseria biancoscudata. Dal 1991 il Padova aveva più volte tentato l’aggancio alla massima serie, perdendo per due volte la promozione sul filo di lana. Diciamo pure che in quel 1993/94 era diventata una priorità assoluta, quasi un’ossessione: un altro fallimento e probabilmente avremmo detto addio per sempre al sogno. La gioia quel 15 giugno fu immensa, quello che non mi piacque casomai fu ciò che portò in dote la serie A…

Serie A significò dare l’addio all’Appiani per andare a giocare in un vergognoso catafalco fuori città, autentico monumento a Tangentopoli in cui siamo sequestrati da anni grazie ad una classe politica ed imprenditoriale miope; serie A significò la fine degli Hell’s Angels Ghetto, gruppo storico del tifo patavino che aveva segnato i miei primi anni di curva, di uno striscione mitico dietro al quale si riconosceva un’intera tifoseria che di punto in bianco cominciò a sentirsi orfana di qualcosa, la fine di un’epoca dopo la retata successiva al derby col Vicenza di quell’anno e che segnò anche un forte imborghesimento della tifoseria stessa; Serie A significò la nascita del Padova come fenomeno modaiolo, che finì col riempire il nuovo stadio di gente che non tifava Padova ma che voleva vedersi “il grande calcio”, e che nel giro di pochissimo tempo sparì nel nulla (con le dovute eccezioni del caso), finendo per ritrovarci in tre gatti negli anni successivi; Serie A significò un impegno eccessivamente gravoso per la società di allora, che non poteva contare sui soldi dei diritti televisivi previsti oggi, e che di li a poco tempo finì col ritrovarsi nelle mani di un bandito brianzolo il cui mio unico dispiacere è saperlo ancora in vita… Serie A fu soprattutto considerato un “punto d’arrivo” e non di partenza come avrebbe dovuto essere. Infatti eravamo arrivati, e nel giro di pochi anni ripartimmo da dove c’eravamo lasciati: la serie C2! Per questo motivo, negli anni scorsi, quando sotto la gestione di Cestaro siamo arrivati vicini ad un ritorno nella massima serie e sentivo gente che mi diceva “Spero di cuore che il Padova vada in serie A!” io mi toccavo le balle: ben venga la massima serie, se l’obiettivo è quello di rimanerci a lungo e magari tentare la scalata all’Europa (difficile, ma bisogna sempre puntare a migliorarsi); ma non mi interessa tornarci per farci un anno o due, dopodiché sparire nuovamente! Ovviamente questo è un problema che oggi non si pone proprio, ma è frutto di un ragionamento ad ampio raggio…

Cesena-PD_Spareggio 94_3Nel 1994 erano passati appena tre anni da quando avevo iniziato a frequentare lo stadio, eppure molte cose erano cambiate, attorno e dentro di me. Padova stessa, come città, cominciava a cambiare: le compagnie dei vari quartieri cominciavano a sfaldarsi, ed i più giovani non avevano saputo conservare quel legame col proprio territorio che era proprio delle generazioni precedenti la mia; cominciavano a vedersi i primi stranieri ed a verificarsi i primi problemi in via Anelli, dal momento che il Prefetto ed il Sindaco di allora (che per 20 anni ha comandato in città, purtroppo) pensavano che fosse meglio concentrare gli stranieri (meglio se clandestini) in una sola zona in modo da poterne avere un controllo migliore, creando di fatto il primo vero quartiere ghetto nella mia città. Ricordo una frase di Zanonato, in risposta a chi lo criticava quando sorsero i primi problemi di degrado nella zona: “Sono un appassionato lettore de “I miserabili” di Victor Hugo, a me i clochard piacciono tanto!”. Bel personaggio veramente!

Anche la gente stava cambiando, e nonostante Padova avesse ancora in quegli anni la scorza di città ribelle e “dura”, il benessere ed il consumismo stavano portando piano piano i padovani ad imborghesirsi. Quelli erano gli anni dei primi cellulari, per dire, che oggi sono una cosa normalissima, ma ai tempi era uno status-symbol: in qualsiasi parte della città, a qualsiasi ora del giorno, si poteva incontrare il fenomeno di turno che si fermava, controllava bene che tutto intorno fosse pieno di gente, dopodiché estraeva dalla tasca il suo bel Motorola ETACS 8800 sempre curandosi che tutti lo guardassero, componeva il numero e si metteva a parlare facendo molta attenzione a mantenere il tono della voce ben alto, “SCUSA TI SENTO MALE PERCHE’ SONO FUORI CHE STO CHIAMANDO COL CELLULARE, SONO IN MEZZO ALLA GENTE… PUOI RIPETERE BENE PER PIACERE?”. Li trovavo semplicemente ridicoli. Alcuni sospettavo che si facessero chiamare apposta dalla madre o dalla sorella per darsi un tono da persone importanti…

L’anno scolastico 1993/94 fu l’anno della mia seconda bocciatura. Se la prima volta potevo avere la scusante che stavo scoprendo il mondo, per la seconda la motivazione è sicuramente che stavo scoprendo l’amore… Quell’anno avevo una storia con una ragazza che abitava vicino casa mia, che se vogliamo era la classica sbandata adolescenziale, quella che a 17 anni ti fa dire “Sei la cosa più preziosa della mia vita” ed a 25 ti fa chiedere “Ma come cazzo facevo a perdermi dietro quella la?”. In realtà la seconda domanda non me la sono mai posta… Non ero uno che perdevo molto tempo, ne che amava le smancerie romantiche: il pomeriggio lei aveva quasi tutti i giorni la casa libera… una volta uscito da casa sua (quasi sempre verso le 18, prima che rientrasse sua madre) me ne andavo in compagnia dai miei amici. Che non fosse mai, trascurare gli amici per una donna! La sera poi, se non facevano nulla di interessante in TV ero quasi sempre in giro a far danni sempre con gli stessi amici… Insomma, spazio per lo studio non ce n’era! Alcuni libri ce li ho a casa, mai usati, sono praticamente nuovi e potrei rivenderli a prezzo pieno di copertina, se solo il prezzo fosse in Euro! A differenza del primo anno di superiori però, a scuola ci andavo con una certa regolarità: bruciare era diventato molto più difficile visto che il preside che si era insediato ci andava molto duro su queste cose, tanto che proprio quell’anno la mia scuola divenne la prima in cui il libretto personale recava anche la foto del possessore, questo per evitare i furti continui ed il “mercato nero” che si era sviluppato parallelamente… Tuttavia le giornate a scuola erano uno spasso, trascorse fra scherzi, goliardate e cori da stadio nel corso della lezione stessa! Diciamo pure che se avessi avuto mezza possibilità di promozione me l’ero ampiamente giocata…

Quell’anno fra l’altro avevo anche cambiato compagnia: la mia prima compagnia formata dai ragazzi del mio paese, con cui avevo condiviso i miei anni di scuole elementari e medie ed i primi vagiti turbolenti dell’adolescenza, cominciava a sfaldarsi. C’era chi aveva trovato la morosetta e non si faceva più vedere, c’era chi aveva lasciato che le droghe prendessero sempre più piede nella sua vita, c’era chi grazie alle scuole superiori si stava creando altri giri di amicizie, c’era chi stava cominciando a frequentare le discoteche, c’era chi cominciava a presentarsi allo stadio ogni domenica… Si erano formati vari gruppetti, molta amici “storici” non si vedevano più, le nostre serate cominciavano a diventare noiose. Nell’estate del 1993 avevo incontrato casualmente un mio socio storico, che dalla fine del campionato precedente (da quel famoso Padova-Spal di maggio ’93) avevo perso di vista. Con lui avevo cominciato ad andare allo stadio praticamente sempre, e mi faceva strano non averlo più beccato in giro; ma quando lo vidi aveva gli occhi particolarmente rossi e sembrava sul rincoglionito pesante quando gli parlavo. Gli manifestai l’intenzione di sottoscrivere il mio primo abbonamento al Calcio Padova, lui mi guardò con aria quasi sarcastica e mi rispose che lui quell’anno sarebbe venuto a vedere ben poche partite per non meglio precisati “problemi personali”. Gli dissi come battuta che si facesse vedere almeno nei due derby col Vicenza, e mi rispose seccamente che era già tanto se fosse venuto a vedere la partita dell’eventuale promozione in serie A… Qualche anno prima rifiutava offerte di 30.000 lire per la sciarpa degli HAG perché “aveva un valore sentimentale troppo grande per poterle dare anche un valore economico”, ora mi prendeva quasi per il culo come se fossi fuori dal mondo, non aggiornato… Qualche mese più tardi lo incrociai sulla scalinata di Piazza dei Signori, con la sua bella Kefiah addosso, insieme con qualcun altro del mio paese che conoscevo e non frequentavo. Io venivo dal “Ventitrè” e me ne stavo andando verso il Liston, loro dall’odore stavano fumando roba buona, salutai, il mio socio alzò lo sguardo senza rispondere, ed aveva due occhi che sembravano due semafori… Ma non era il solo: molti altri ragazzi della vecchia compagnia avevano deciso di dedicarsi anima e corpo al mondo delle sostanze stupefacenti. Qualcuno ammetteva anche candidamente che usciva con gli amici solamente perché i genitori non gli avrebbero mai e poi mai concesso il permesso di fumarsi le canne in mansarda! Era triste, perché a 17 anni, con il mondo da scoprire in testa, metà dei miei amici erano schiavi della loro “realtà virtuale”, ed un’altra buona fetta era imboscata con la “morosetta” di turno. Veramente triste.

Spareggio a CremonaGrazie al cielo non avevo e non ho mai avuto problemi a socializzare, e così cominciai ad uscire sempre più spesso con qualche mio compagno di classe della zona di Albignasego, e con i suoi amici. Cambiai proprio “giro”. Il fatto che tutti loro frequentassero lo stadio fu un elemento in più, a favore. Inoltre eravamo tutti giovanotti a cui serviva veramente poco per trovare divertimento… Quell’anno, con la “nuova” compagnia, iniziai anche a fare qualche capatina in discoteca il sabato sera. Lo stadio la domenica, tuttavia, rimaneva l’attività “principe” della mia vita sociale, e mi prendeva sempre di più, ogni giorno che passava: in quel 1993/94, approfittando della maggiore libertà che mi veniva concessa per il fatto che mi stavo sempre più avvicinando ai 18 anni, iniziai a fare sempre più trasferte. Era una serie B davvero “ghiotta”: Firenze, Brescia, Cesena, Pisa, Modena, Verona ma sopratutto Vicenza… Inoltre giocavamo ancora nel mitico Appiani, ed il divertimento non mancava nemmeno in casa. Anzi, direi che i casini maggiori vennero fuori proprio nelle partite interne: negli ultimi due campionati sembrava che la tifoseria avesse l’argento vivo addosso, ed ogni domenica succedeva qualche scaramuccia, con chiunque venisse a Padova. Raggiungemmo l’apice proprio in quella stagione contro il Vicenza, sabato 26 marzo, ma in realtà l’intera stagione fu molto “calda”. In quegli anni, di miei coetanei che bazzicavano lo stadio ce n’erano veramente tanti, e non credo di sbagliare se affermo che qui a Padova l’intera mia generazione è stata coinvolta a vario titolo nello stadio, chi in prima persona, chi magari per aver avuto parenti o amici che in quel periodo andavano allo stadio.

Il sabato pomeriggio per molte compagnie della città e dell’hinterland era diventato “trendy” ritrovarsi fra Piazza Garibaldi, davanti l’allora negozio di dischi “Ricordi” che oggi è diventato un punto di vendita della catena Zara, e la vicina sala giochi H&C. In molti si davano appuntamento li, era diventato una sorta di ritrovo in cui si incrociavano tante persone “simili”. E li nascevano nuove amicizie e nuove conoscenze. Il passaggio dalla “compagnia del quartiere” allo stadio ed al WAG nel dopo-partita della domenica, per molti divenne quasi naturale. Tutto ciò durò un paio d’anni, poi le “dinamiche giovanili” in città iniziarono ad assumere altri contorni… col tempo anche il tessuto sociale cittadino iniziò a sfaldarsi, le compagnie divennero sempre meno numerose e sempre più chiuse in se stesse, e non è un caso che oggi il centro cittadino sia in larga parte frequentato da bande di ragazzini di origine straniera che hanno ben poco da spartire con Padova ed i padovani…

I biancoscudati quell’anno puntavano decisamente alla promozione, pur avendo ceduto Di Livio (il “pezzo da 90” della squadra, nonché idolo indiscusso della tifoseria) e Del Piero (il gioiellino del settore giovanile, che però per ovvi motivi non ha lasciato un segno così profondo in prima squadra) alla Juventus. Il posto del tornante romano era stato preso da Lele Pellizzaro, padovano DOC, giocatore instancabile e generoso, anche se inferiore tecnicamente. Sulla carta il Padova 1993/94 non era più forte della squadra dell’anno prima, tuttavia poteva contare su un gruppo affiatato e collaudato di giocatori: capitava spesso di andare in centro la sera e di trovare i nostri giocatori a passeggio, con mogli e fidanzate. O di vederli a cena tutti insieme, in qualche locale. Il gruppo che si era creato nel corso degli anni era la vera forza di quel Padova. Sul campo, i biancoscudati non erano particolarmente spettacolari, ma erano concreti e cinici quanto bastava per rimanere nelle prime quattro posizioni per l’intera stagione. il calo di energie nell’ultima parte del campionato aveva fatto commettere qualche passo falso alla truppa di Sandreani, e le inseguitrici si erano rifatte sotto. Su tutte Cesena e Venezia: in casa dei lagunari avevamo perso nettamente il derby dell’8 maggio, e questo aveva fatto andare su tutte le furie non solo il tifoso medio ma pure quello di curva, che al tempo era molto meno paziente… Nella gara successiva contro l’Andria scattò anche la contestazione dopo un pareggio stentato in cui avevamo avuto la sensazione che qualcuno non avesse dato il massimo. Dopo quell’episodio, l’attaccante Montrone si lasciò scappare delle frasi che non avrebbe dovuto dire: “A Vicenza con una squadra in lotta per la serie A ci sarebbero almeno trentamila persone a partita! Padova non merita niente…”. Un’uscita infelice, che personalmente mi fece andare in disgrazia l’onesta punta barese. E non fui l’unico, dal momento che proprio quell’estate, in occasione della presentazione della squadra a Padovaland, ci fu anche qualcun altro che chiese conto a Montrone di quella dichiarazione… Ma nell’immediato, bisognava conquistare la serie A, quindi ogni eventuale polemica fu rimandata alla fine del campionato.

42Domenica 22 maggio invadiamo Ravenna, in una partita che verrà ricordata più per i numeri che avevamo mosso e per le scaramucce con i locali che per ciò che si vide in campo: uno squallido 0-0 contro una squadra già retrocessa! A questo punto il Cesena ci aveva raggiunti. I romagnoli quell’anno avevano una copia d’attacco che rispondeva ai nomi di Hubner e Scarafoni, che significava 45 gol in due: quell’anno al fantacalcio che giocavamo fra amici, io ed altri avevamo imposto di poter fare mercato anche con i giocatori di serie B, visto che era il campionato che conoscevamo meglio. Io mi assicurai le prestazioni dei due “punteros” cesenati, che significò vittoria finale; pertanto la domenica quando arrivava la notizia di un gol del Cesena in principio ero felice, poi mi disperavo considerando che si trattava di una nostra diretta concorrente… Domenica 29 maggio arriva il Palermo all’Appiani, in quella che fu l’ultima partita nello storico impianto di Via Carducci (clicca qui). Quel giorno non pensai molto a cosa significava abbandonare il teatro di mille battaglie, non me ne rendevo conto. La mattina andai con molti altri a prendere i ragazzi di Palermo in stazione, quindi a pranzo rinnovammo il gemellaggio sulla collinetta del Parco Appiani, dietro la curva sud. I palermitani in un certo senso vivevano in un altro pianeta, perché se è vero che noi eravamo già molto controllati all’epoca e che in quel periodo eravamo un po’ tutti in campana visto che gli arresti e le diffide di Padova-Vicenza erano cosa recente, loro semplicemente se ne fottevano e non si facevano troppi problemi a rispondere male ai carabinieri. Ricordo un ragazzo di Palermo che entrò tranquillamente con una canna in mano, passando la perquisizione come se niente fosse e chiedendo anche al poliziotto che lo osservava cosa avesse da guardare… una volta dentro, la passò ad un mio socio: “Fai due tiri, uno per il Padova e uno per il Palermo!”. Il mio socio mi confermò che da quelle parti coltivavano roba buona… La partita finì 0-0, e lasciai l’Appiani così, senza pensarci più di tanto: la notizia vera è che il Cesena aveva perso in casa col Cosenza, e ad una giornata dalla fine avevamo un punto di vantaggio sui romagnoli diretti inseguitori…

Domenica 5 giugno trasferta a Bari, è la partita che può valere la serie A, è la mia prima trasferta a Sud: ormai avevo quasi 18 anni, i miei non potevano più mettermi troppi freni, e la partita era troppo importante… Il Cesena giocava a Firenze, una partita che non poteva vincere… 1.000 padovani partirono con un treno speciale alle 5 di mattina per trovarsi a tifare in un San Nicola gremito con i galletti che festeggiavano la serie A. Al nostro arrivo ci fu subito tensione, con alcuni scugnizzi locali che da sopra pensarono bene di pisciarci in testa mentre stavamo entrando allo stadio. Gli stessi scugnizzi furono molto meno spavaldi quando una volta dentro lo stadio tentammo di sfondare le vetrate divisorie… I galletti non volevano fare brutta figura con i propri tifosi, ma non volevano neppure tagliarci fuori completamente. E così, dopo il gol del loro vantaggio, fecero di tutto per farci pareggiare, in una partita che oggi passerebbe dritta dritta all’Ufficio Indagini. A dieci minuti dalla fine Cartini venne steso in area, rigore per il Padova che decideva un intero campionato: sul dischetto andò Galderisi, che di tiri dagli 11 metri ne aveva già sbagliati. Mi tremavano le gambe. Il Nanu tuttavia non fallì. Nello stesso momento il Cesena andava a vincere a Firenze, in un’altra partita da Ufficio Indagini, che significava spareggio! Ce ne andammo da Bari con la netta sensazione che il sogno ci stesse sfuggendo per l’ennesima volta… Rientrai a casa alle cinque del mattino, alle otto ero già a scuola, in coma. Del resto, avevo promesso ai miei compagni che non mi sarei perso gli ultimi giorni di “lezione”: l’anno successivo avrei cambiato istituto, e bisognava congedarsi degnamente con amici con cui avevo passato i quattro anni più belli della mia vita… Quel lunedì avevo una malinconia assurda, e realizzai come tutto stesse cambiando nel giro di pochi mesi… Pochi giorni dopo avrei compiuto 18 anni, ed i miei si aspettavano qualche dimostrazione di maturità in un momento così importante, ma a 18 anni non sarei mai stato in grado di fare delle scelte dettate dalla maturità: pensavo solo a godermi la vita giorno dopo giorno, ed il “domani” per me era ciò che sarebbe successo il giorno dopo, o al massimo dopo una settimana…

Nel frattempo Padova e Cesena si accordavano per la sede dello spareggio, che cadde sullo stadio Zini di Cremona. Non era male, a Cremona avevo fatto la mia prima trasferta tre anni prima e mi era rimasta impressa. Chissà, magari concedevamo il bis se le cose andavano male… Ufficializzata la sede, arrivò anche l’ok della Lega, che tuttavia fissò l’incontro non di domenica come inizialmente previsto, bensì mercoledì 15 giugno, un giorno lavorativo! La Lega Calcio è sempre stata famosa per essere sincronizzata su un’onda completamente diversa rispetto alle idee ed alle esigenze dei tifosi, e per me che avevo trovato pure un lavoretto estivo da svolgere (“Pony Express”, che mi avrebbe consentito di pagarmi le vacanze estive e l’abbonamento al Padova per la stagione 1994/95) significava pure prendere il primo permesso della mia vita… chiaramente mi guardai bene dal dire la vera motivazione, adducendo non meglio precisati “motivi familiari”. Anche perché “in permesso” c’era mezza città: uno di quei giorni incontrai un ragazzo che conoscevo e che seguiva anche lui il Padova, molto più avanti di me con l’età visto che aveva ormai toccato la trentina, il quale mi spiegò che il suo datore di lavoro non gli aveva voluto concedere il permesso per andare a Cremona. Una beffa, dopo quindici anni di stadio ed altrettanti di manodopera prestata sullo stesso posto di lavoro tanto da essersi guadagnato la piena fiducia dei titolari, che tuttavia non gli valse il “nulla osta” in quanto “se concedo il permesso a te per lo spareggio, poi lo devo concedere a tutti!”. Questioni caratteriali, fossi stato al posto suo il giorno dello spareggio avrei semplicemente preso il treno o il pullman andandomene a Cremona ed il giorno dopo avrei presentato certificato medico: quando uno è tifoso, in certe occasioni non può mancare a meno di disgrazie o lutti in famiglia, pertanto anche il lavoro in certi momenti passa in secondo piano! Chi invece mi deluse veramente fu un mio socio storico, uno di quelli che conoscevo da quando eravamo piccoli e che avevo avvicinato allo stadio negli anni precedenti, con cui avevo condiviso quasi tutto; che mi disse che a Cremona non veniva perché quel giorno aveva un appuntamento con una tipa a cui aveva già dato parola… Per me era fuori di testa, e non nascondo che rimasi spiazzato dal suo comportamento, ma tant’è… Il secondo anno di serie A, nel girone di ritorno, smise completamente di venire allo stadio; ma direi che le basi per “cambiare vita” (che poi cosa vorrà mai dire “cambiare vita”? O uno ci tiene o non ci tiene… Forse aveva semplicemente trovato qualcosa di meglio per passare il tempo!) le aveva già gettate in quel giugno 1994.

41La macchina organizzativa si era già messa in moto: al Padova vennero concessi 10.000 tagliandi che vennero polverizzati in 3 giorni, dalla città del Santo si sarebbero mossi tre treni speciali e una trentina di pullman, più un numero imprecisato di macchine private. Parola d’ordine: invasione! Perfino Zanonato e la giunta comunale di allora, che al calcio sono sempre stati allergici (con la sola eccezione forse di Ivo Rossi) e che anzi quando hanno potuto hanno sempre tentato di mettere i bastoni fra le ruote al Padova ed ai suoi tifosi, quel giorno organizzarono un pullman per Cremona. Pullman che ovviamente avrebbe trasportato i soli membri della Giunta, e che sarebbe stato gratuito, o meglio a spese dei cittadini… Oggi Zanonato è indifendibile agli occhi di tutti, ma negli anni successivi quando si parlava dell’atteggiamento della Giunta nei confronti del Padova ce n’era più di qualcuno che proprio ripensando allo spareggio di Cremona aveva il coraggio di dire che “In quell’occasione ha dimostrato grande attaccamento al Padova”. Cioè, la sua prova di “grande attaccamento” è stata quella di vedersi lo spareggio per la serie A a spese dei contribuenti! E’ incredibile cosa arrivi a dire l’essere umano pur di difendere qualcuno che si trova dalla sua stessa parte politica!

All’epoca con gli amici preferivamo muoverci in treno, che era il mezzo da trasferta “per eccellenza” di quasi tutte le tifoserie, e così ci organizzammo tirando su una dozzina di ragazzi di cui almeno un paio non avevano mai messo piede in uno stadio. Tuttavia, come in tutte le compagnie, c’era chi si preoccupava anche dell’unità del gruppo stesso e chi esclusivamente dei cazzi propri, e così ci trovammo divisi: otto saremmo andati via in treno, quattro in pullman perché “si viaggiava più comodi”… In quei giorni io dovevo anche pensare alla festa per il mio diciottesimo compleanno, e non avevo proprio cazzi. Ero svuotato, malinconico esattamente come il lunedì dopo la trasferta di Bari. Perfino i mondiali di USA ’94, che sarebbero cominciati a breve, non mi stuzzicavano per niente: quattro anni prima fremevo nell’attesa che iniziasse Italia ’90, ma in quel preciso periodo della mia vita non me ne fregava un cazzo. Mi interessava che arrivasse in fretta il giorno dello spareggio, e che tutto finisse in fretta. Sentivo la partita in una maniera assurda, tanto che non riuscivo nemmeno a dormire per la tensione. Anche la mia “dolce metà” mi vedeva parecchio strano, e siccome i suoi erano fuori città per qualche giorno, mi invitò a dormire da lei la sera di martedì 14. Fu una notte parecchio agitata… La mattina, nonostante non avessi chiuso occhio, ero vispo come un gatto! Ricordo ancora i Timoria nello stereo di casa sua che cantavano “Verso Oriente”, una delle mie canzoni preferite, io che accesi la tv ed appresi dell’incredibile evasione di Felice Maniero dal Carcere Due Palazzi quella stessa notte. Pareva che l’avesse fatto apposta…

Verso le 11 un mio amico passò a prendermi, portandomi fra l’altro la notizia che erano usciti i quadri scolastici, ed a causa di una circolare ministeriale che in pratica bloccava tutte le bocciature in vista della riforma imminente degli esami di riparazione, me l’ero “cavata” con sei materie a settembre! Chiaramente non mi passava nemmeno per l’anticamera del cervello di presentarmi a settembre… Volammo in stazione, incrociando per strada diverse persone in partenza per Cremona esattamente come noi… Giunti sul piazzale ci riunimmo con gli altri soci, e non era semplice trovarsi in mezzo a quella calca allucinante. Proprio in quel momento stava partendo il primo treno speciale, noi con il biglietto “azzurro” saremmo dovuti salire sul secondo… Una bella atmosfera festaiola, non c’è che dire, peccato che molti dei presenti fossero degli illustri sconosciuti, e non c’era quasi nessuna “faccia nota” che veniva in treno. In compenso tanti ragazzi, anche gente che conoscevo e che sapevo non amare molto il Padova, e tanta “gnocca”, qualcosa di inusuale per quegli anni allo stadio… Quasi tutti con le magliette “15-06-1994: Padova-Cesena, c’ero anch’io” che acquistai anch’io per 10.000 lire nella versione rossa e che ancora ho a casa.

Il viaggio trascorse via tranquillo, niente a che vedere con l’orda barbarica che avevamo portato sempre a Cremona tre anni prima. Appena giunti nella cittadina lombarda ci inquadrammo in strada per il corteo, ed il primo coro che si levò al cielo fu “Felice Maniero, eeeh! oooh!”. Gli sbirri ci guardarono storto, chiaro che il coro non gli piaceva ma potevano fare ben poco contro i nostri numeri, mentre la cosa che mi colpì e che probabilmente era la diretta conseguenza dei fatti di tre anni prima, è che qualsiasi porta o finestra era sprangata al nostro passaggio… Circa due ore prima del match eravamo già dentro in curva sud, faceva un caldo fottuto, e l’afflusso di tifosi biancoscudati era continuo. Padova-Cesena era alla fine un incrocio di tante cose, compreso l’odio per Bruno Bolchi, tecnico romagnolo: un anno prima Bolchi allenava il Lecce, e dopo la partita persa all’Appiani, ebbe una polemica a distanza con Sandreani, alla quale rispose che lui non accettava critiche da un allenatore privo del patentino. Mauro Sandreani infatti non disponeva del patentino di allenatore di prima categoria, stava ultimando il Supercorso di Coverciano, ed al suo fianco era stato ingaggiato un altro allenatore diciamo così “ufficiale”, ossia Gino Stacchini. Un escamotage che utilizzavano in molti all’epoca, per fare un esempio l’Atalanta aveva tesserato Guidolin anch’egli privo di patentino. Tuttavia le dichiarazioni di Bolchi ebbero l’effetto di avviare un’indagine sulla copia di allenatori biancoscudati, che portò ad entrambi sei mesi di squalifica. Il Padova ripiegò su un’altro “prestanome”, Beniamino Cancian, e Bolchi ovviamente si ritrovò il marchio dell’infamia agli occhi di tutti i tifosi biancoscudati. Quando ad ottobre si ripresentò all’Appiani sulla panchina del Cesena ricevette un’accoglienza ed un trattamento “di favore”, con l’intero pubblico dell’Appiani ad insultarlo in ogni maniera. Non se la passò affatto bene quel pomeriggio. Ovviamente la cosa non era ancora finita, né passata nel dimenticatoio, e quando le due squadre entrarono in campo per il riscaldamento Bolchi si becco fischi, insulti e cori ostili da tutti i 10.000 biancoscudati. Nel frattempo cominciavano ad arrivare anche i cesenati, che alla fine sarebbero stati numericamente meno di noi (non che voglia poi dire molto…), e che al seguito si portavano i gemellati di Brescia e Mantova.

La partita sugli spalti fu molto combattuta, come del resto lo fu in campo; e, come spesso succede in occasione di spareggi, finali playoff o qualsiasi altra situazione in cui il seguito sia pieno di occasionali, la tifoseria che vince sul campo finisce per prevalere anche nel tifo. Quel Padova era giunto “cotto” allo spareggio, per capirlo bastava aver visto le ultime giornate di campionato, e venne subito messo sotto dai più freschi romagnoli: dopo pochi minuti di gioco Hubner approfittò di un’indecisione della nostra difesa e portò in vantaggio il Cesena, facendo esplodere la parte di stadio riservata ai tifosi bianconeri e facendo bestemmiare tutta la nostra. I nostri subirono non poco il colpo, e nemmeno due minuti più tardi (mentre i tifosi cesenati stavano ancora festeggiando) ancora Hubner scattò sul filo del fuorigioco trovando “un’autostrada” completamente libera verso la porta di Bonaiuti. Il fato volle che, invece di calciare di potenza, tentasse il gol di fino, colpendo la palla di sotto a scavalcare il portiere. Il colpo gli riuscì ma la mira fu imprecisa, ed il pallone finì di pochissimo a lato. Un gol letteralmente divorato.

1993-94_PD-Cesena a CremonaPoteva essere il colpo del ko, invece il Padova si trovò ancora nella condizione di riuscire a respirare, e cominciò a prendere sempre più coraggio: seppure fosse “scoppiata”, a quella squadra non mancavano cuore ed “attributi”. Quello che oggi purtroppo è qualcosa di assolutamente sconosciuto da queste parti… Galderisi lanciò in contropiede Montrone, che calciò malamente a lato: la palla finì addosso a un fotografo padovano che “furbescamente” la lanciò verso la bandierina del corner (il vecchio “trucchetto” di andarsi a prendere la palla su una rimessa in gioco, che è stato insegnato a tutti coloro che hanno giocato a calcio fin da quando erano Pulcini…), traendo in inganno lo stesso arbitro Ceccarini, che pure era uno dei migliori sulla piazza. Sul successivo tiro dalla bandierina ci pensò “Poldo” Cuicchi, uno che pesava più di me, ad avvitarsi in area in rovesciata insaccando il gol del pareggio: è incredibile come, quando si vuole raggiungere a tutti i costi un obiettivo, si riesca a fare cose che normalmente ci risulterebbero impossibili! Cuicchi in rovesciata mi ricordava molto Bruno Sacchi in presa plastica nella serie TV “I ragazzi della terza C”, durante la partita di calcetto contro la terza F; ma l’unica cosa che contava in quel momento era che avesse siglato il gol del pareggio…

Nella ripresa il Cesena, più fresco, continuava a spingere mentre i biancoscudati tendevano a “contenerli” ed a ripartire in contropiede. Sugli spalti le due tifoserie continuavano a darsi battaglia nei cori. Dolcetti si mangiò un gol già fatto solo davanti a Bonaiuti, poi Coppola si ritrovò il pallone fra i piedi a venticinque-trenta metri dalla porta, lo scambiò con Galderisi, video il portiere del Cesena Biato leggermente fuori dai pali, e lasciò partire un bolide che si infilò sull’angolo destro della porta. Dopo quest’impresa il centrocampista romano si fece l’intero campo di corsa per venire ad esultare sotto la curva. Delirio totale.

La partita non era ancora finita però, ed al Cesena non stava proprio in tasca di perdere una gara che avrebbero potuto aver già vinto. Cominciarono a spingere sempre di più, ed Il finale fuun’autentica sofferenza, con i nostri a difendere il vantaggio, e noi sugli spalti a spingere i nostri colori nella storia. All’ultimo minuto, calcio di punizione per il Cesena dal limite dell’area: sulla palla andò Hubner, uno specialista. Avendolo avuto al fantacalcio, ricordo bene che segnò almeno una decina di gol da quella posizione. Ero preoccupato, come tutti, ma al tempo stesso mi sentivo che non avrebbe segnato. Sono quelle sensazioni che si hanno in certi momenti. Ed infatti il centravanti cesenate calciò magistralmente: fu Bonaiuti con un balzo degno di un gatto, che andò a togliere la palla dall’angolino. A quel punto capii che la serie A non ce l’avrebbe tolta nessuno, e forse la differenza stava tutta qui: il Cesena era fisicamente più fresco di noi, e se vogliamo proprio dirla tutta giocò pure meglio, ma non ci credeva come ci credevano i nostri… Ancora non era finita: calcio d’angolo, palla che viene messa fuori, arriva il loro portiere Biato che si era spinto fuori dai pali, la controlla e lascia partire un tiro centrale che Bonaiuti blocca. Subito dopo arriva il fischio finale di Ceccarini, e parte la festa. A Cremona come a Padova.

Cesena-PD_Spareggio 94L’intera tifoseria accolse quel momento come un’autentica liberazione, e sul campo ci furono cori per tutti mentre i cesenati mestamente sfollavano. Successivamente fummo tenuti quasi un’ora all’interno dello stadio, dove si continuò comunque a festeggiare un traguardo che era ormai diventato un’ossessione. Io mi ricordo che mi sentivo molto stanco, e che in quel preciso momento realizzai la fine di un’epoca che già avevo in parte realizzato nei giorni precedenti. So che ebbi qualche minuto di tristezza e di necessità di stare da solo, staccato da tutti. Poi ripresi a festeggiare anch’io con tutti gli altri… Durante il viaggio di ritorno facemmo anche la conoscenza con due ragazze, ed una in particolare, una brunetta di nome Elena, mi venne a dipingere la faccia di bianco e rosso. Cosa che odio con tutto il cuore, ma in quel momento non ebbi la forza di oppormi. Per starci, mi dava l’impressione che avrebbe anche potuto starci, ma essendo il mio cuore impegnato ed essendo io comunque uno che certi scrupoli se li fa, non mi impegnai più di tanto nel pasturarla, anzi non mi impegnai proprio. Avrà pensato che ero frocio (giusto per stare nel politically correct) o forse che ero rincoglionito. Poco importa, non l’ho mai più vista allo stadio né in giro, pertanto la saluto da questo post, se mai dovesse leggerlo…

Quando tornammo da Cremona, a mezzanotte ormai passata, Padova città era ancora immersa nei festeggiamenti. Riuscii a trovarmi con la tipa ed a bazzicare un po’ in centro con lei prima di tornare a casa. Per chi ha visto i festeggiamenti in occasione della promozione in B del 2009, non erano nulla in confronto: tutto il centro, da Prato della Valle fino alle piazze ed al Liston, era bloccato! Nemmeno per la vittoria mondiale dell’Italia nel 2006 vidi qualcosa di simile… Quando il pullman della squadra giunse in Piazza dei Signori erano tipo le due di notte, e la calca era talmente grande che i giocatori non riuscirono nemmeno a scendere. Un simile attaccamento ai colori della città non l’avevo mai visto, e negli anni successivi, mi chiesi più volte dove era finito… Ad ogni modo pochi giorni dopo avrei festeggiato i miei 18 anni, e quello che mi fecero i biancoscudati fu in assoluto il regalo più bello che abbia mai ricevuto!

I due anni di serie A che seguirono lasciarono in eredità veramente poco di buono. Godetevi la festa vent’anni dopo…

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