#Memoriemondiali: Brasile-Croazia, 12 giugno 2014

Scontri BrasileDal momento che questo blog rischiava di diventare un po’ monotono a parlare solo dei miei ricordi di stadio, ho deciso di aprire questa rubrichetta. Niente di impegnativo, un semplice mio punto di vista sulla Coppa del Mondo di calcio in corso di svolgimento in Brasile. E direi di partire con un’immagine significativa: gli scontri fra manifestanti del movimento “Nao Copa” e le forze dell’ordine. I veri vincitori del mondiale. Altro che “festa dello sport”! Purtroppo la Coppa del Mondo è anche questo: un business molto sporco, giocato sulle spalle dei poveri… Certe immagini che girano per la rete non mi meravigliano, non dovrebbero meravigliare nessuno di coloro che hanno visto “Tropa de Elite”, un film di qualche anno fa incentrato sul Bope, il corpo di polizia militare impiegato nella “pulizia” delle favelas. Si perché in Brasile funziona così: c’è un grande evento? Ripuliamo le favelas! C’è una visita del Papa? Ripuliamo le favelas! Ci sono le Olimpiadi? Ripuliamo le favelas! Ci sono i mondiali di calcio? Ripuliamo le favelas! E come le ripuliamo? Mandiamo il Bope a tirare giù dalle spese un po’ di pezzenti, che tanto non piangerà nessuno!

Già, peccato che i pezzenti brasiliani siano circa 16 milioni. Mica bruscolini. E di questi, tre milioni sono bambini, anche molto piccoli, che vivono per strada. 16 milioni di persone che chiedono una cosa molto semplice e molto realistica: che i 9 miliardi di dollari spesi dal Brasile per organizzare la Coppa del Mondo venissero investiti piuttosto nella sanità, nella scuola e nei trasporti. Comprensibile, quando hai 16 milioni di persone che vivono per strada. Il mondiale alla fin fine arricchirà ulteriormente i “soliti noti”. Non li invidio per niente quei bambini e quei ragazzi che vivono nelle favelas. Non hanno nulla di tutto ciò che noi consideriamo “dovuto”. Hanno solo una speranza: diventare calciatori. O narcotrafficanti. Oppure finire ammazzati in qualche sparatoria. Non si scappa. Il mondo va così, non lo scopriamo oggi. Lasciateci però dire che va male…

Il calcio è da sempre uno strumento anche politico: ai mondiali d’Argentina del 1978 il regime militare organizzò tutto alla perfezione, erigendo alte muraglie a nascondere le baraccopoli di Buenos Aires. La famosa “Ciudad Oculta”. I dissidenti politici venivano imprigionati e torturati, ma durante le partite le torture si fermavano. Il Regime voleva la coppa per propaganda, il popolo voleva la coppa come riscatto per l’Argentina. I calciatori sentivano tutto questo. Il CT Menotti prima della finale contro l’Olanda, negli spogliatoi disse alla squadra “Andiamo a vincere, non per questi figli di puttana, ma per loro…!”, indicando il pubblico che si accalcava sulle gradinate dell’Estadio Monumental. Recentemente Neymar ha detto che capisce bene il punto di vista dei manifestanti, lui che in favela ci è cresciuto; e che con i suoi gol vuole trasformare la sofferenza in gioia. Del resto, credo che il sogno di molti bambini brasiliani sia quello di diventare un domani “il nuovo Neymar” per sfuggire alla favela… è un po’ la storia del cane che si morde la coda: i mondiali di calcio stanno rovinando la vita a molti brasiliani, ma il calcio può salvare la vita a molti altri brasiliani. L’assurdo di uno sport che fonde business sfrenato a passione popolare. Gli scontri in Brasile vanno avanti da mesi, ma solo ultimamente i media hanno dovuto smetterla di nascondere la testa sotto la sabbia e dare conto al mondo della situazione. E, perdonatemi, fa un po’ ridere Ilaria D’Amico quando su Sky dichiara che “La stragrande maggioranza dei brasiliani, vogliono poter disputare la Coppa!”. Credo che la stragrande maggioranza dei brasiliani preferirebbe non morire di fame…

Ed io i mondiali me li guardo. Brontolando. Tifano contro l’Italia perché odio il sistema del calcio italiano. Schifando ciò che vedo ai margini del mondiale. Ma me lo guardo cmq. Perché mi ricorda quando ero bambino ed attendevo con ansia l’inizio dei mondiali. Perché il calcio mi piace ancora, ed ai mondiali vedi calcio ad alto livello. Perché mi piace vedere le partite in compagnia di qualche amico e con una buona birra in mano. E mi piace sdottorare e polemizzare sul calcio. Tutto ciò che è calcio, inteso come “passione”, mi piace troppo per potervi rinunciare. Non cambierà la situazione in Brasile se non vedrò nemmeno una partita del mondiale, quindi evito almeno di prendermi in giro…

Brasile-Croazia dunque. Disputata in un clima di tensione per le notizie che arrivano dall’esterno. In uno stadio stracolmo, che mi ricordava molto l’Olimpico di Italia ’90, solo fatto con criteri moderni. E’ difficile non fare il tifo per la squadra più debole. E poi, i popoli balcanici non mi dispiacciono: sono duri, fieri, combattivi. Pure stronzi se vogliamo, ma non si nascondono. E la Croazia è una squadra stronza. Con buone individualità, messa bene in campo, ma inferiore comunque al Brasile. Non parte certo con i favori del pronostico. Ma non ci sta a recitare la parte della vittima sacrificale: i giocatori in maglia a scacchi si esaltano nella bolgia di San Paolo, non tirano indietro la gamba, vanno giù duro nei contrasti. E non badano solo a difendersi, quando hanno la palla provano a costruire, tentano di pungere in contropiede. Vanno vicini al gol con Olic di testa, un tizio che per quanto corre mi ricorda un rugbista irlandese, tanto che fa diventare scemo Dani Alves… E vanno pure in vantaggio dopo 11 minuti, proprio da un cross di Olic, che il giocatore del Real Madrid Marcelo in corsa finisce per deviare nella propria porta. Croazia 1 Brasile 0.

I verdeoro tentano una reazione, giocano in casa, hanno una sola opzione: vincere la Coppa. Neymar va via sulla fascia, riesce a rimettere al centro un pallone pericolosissimo quando sembrava ormai uscito, la difesa croata mette fuori, arriva Oscar in corsa ed è bravo il portiere croato Pletikosa a metterla in calcio d’angolo. E’ parecchio nervoso il gioiellino di casa, Neymar, tanto che al minuto numero 27 si fa beccare in pieno mentre molla una manata in faccia ad un difensore croato. La dinamica è evidente: Neymar guarda il croato arrivare, poi si gira, allarga il braccio, lo porta sul collo dell’avversario, allunga la mano sul suo viso come una sberla, e si gira anche per un attimo a controllare il risultato. L’arbitro lo grazia: cartellino giallo. E fino a qui niente di strano, si sa che le squadre di casa hanno sempre qualche “aiutino” ai mondiali. Il fatto è che dopo due minuti proprio Neymar trova il pareggio con un gol capolavoro, e viene da pensare che se l’arbitro fosse stato un po’ più fiscale quel gol non l’avrebbe mai fatto perché sarebbe stato già sotto la doccia… 1-1!

Il gol galvanizza i brasiliani, che cominciano a tambureggiare un po’ di più. Tuttavia la Croazia sembra in grado di tenere a bada le stelle brasiliane, e fa un buon possesso di palla, mettendo più volte in difficoltà la formazione di casa. Chiedono un rigore per un fallo su Olic, involontario. E poi se ne vedono fischiare uno contro per un fallo inesistente di Lovren sul brasiliano Fred: il difensore è piuttosto ingenuo dal momento che gli posa la mano sulla spalla, Fred si butta come se l’avessero fucilato, l’arbitro fischia. Protestano giustamente i croati, ma Neymar dagli undici metri sigla la sua personale doppietta, con un tiro non irresistibile ma abbastanza forte da piegare le mani di Pletikosa. Esulta la Torcida di San Paolo, si abbracciano i brasiliani che alzano gli occhi al cielo come a ringraziare il signore. Dovrebbero ringraziare un’altro signore, quello con la divisa nero-fuxia!

Ancora la Croazia non demorde, produce gioco, recupera palloni. Julio Cesar salta per recuperare un pallone, Olic lo ostacola irregolarmente, la Croazia segna ma l’arbitro giustamente annulla. Ed ancora Perisic si presenta in area ma Julio Cesar è bravo nel suo intervento. Meriterebbero il pareggio i Croati, per ciò che fanno vedere. Ma ancor di più per come lottano, su ogni pallone: avessero lottato così i giocatori del Padova non saremmo mai retrocessi. Per non avere in simpatia la Croazia questa sera, bisogna solo essere italiani: all’italiano medio piace vincere facile, piace il Brasile perché è più forte, perché Julio Cesar giocava all’Inter, perché Thiago Silva ha lasciato un ottimo ricordo al Milan, perché magari un domani che Berlusconi la finisce di sputtanarsi i soldi a mignotte compra anche Neymar. Gli italiani sono così, e non hanno in simpatia i croati e gli slavi in genere. Non fosse altro perché i popoli balcanici, mediamente meno furbi e con meno inventiva degli italiani, spesso gli ricordano di avere qualcosa che i nostri connazionali si dimenticano spesso sul comodino di casa: le palle di sotto! I croati le hanno, e lottano. Sentivo Marianella durante la telecronaca che parlava di Simunic, difensore croato squalificato dieci giornate perché, dopo la vittoria sull’Islanda che aveva dato il via libera alla Croazia per partecipare ai mondiali, aveva preso in mano il microfono ed urlato “Per la patria!” ottenendo dal pubblico la risposta “Pronti!”. In pratica, quello che era l’urlo di guerra degli Ustacia durante il conflitto balcanico dei primi anni ’90. Dieci giornate, senza sconti. Fa ridere come cosa, quando ad applicare tale sanzione per un coro (seppur infelice) è un’organizzazione come la FIFA, che chiude tutti e due gli occhi di fronte alla barbaria del governo brasiliano…

Oscar in pieno recupero va via in contropiede, si vede stringere da un difensore croato, si allarga leggermente e si inventa uno di quei tiri che fanno la differenza tecnica fra due squadre in campo: invece di portarsi il pallone sul sinistro e tirare, come potrebbe far pensare la posizione del suo corpo, colpisce la palla inaspettatamente di destro, con la punta del piede. Un tiro improvviso, che coglie di sorpresa l’incerto Pletikosa. 3-1 per il Brasile, tutti che si abbracciano, ed i giocatori che alzano gli occhi al cielo per ringraziare il Signore. Non capisco questo loro continuo ringraziare il cielo, per cosa? Per i 16 milioni di brasiliani che fanno la fame o per i tre milioni di bambini che vivono per strada? I brasiliani mi danno un che di falsi, mi danno l’impressione di essere gente che pensa molto ai cazzi propri senza curarsi molto di chi hanno vicino… Ma saranno loro che vinceranno la coppa! Mettetevela via: l’hanno fatto capire. O ci arrivano con la loro classe immensa, o ci arrivano con qualche “spintarella”. Ad maiora.

 

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