8 giugno 1990: Notti Tragiche

Argentinian forward Claudio Caniggia (C)Ormai il mondo intero è in pieno clima mondiale, visto che mancano pochi giorni all’inizio della kermesse brasiliana. E questo blog non se ne chiama fuori, dal momento che comunque la Coppa del Mondo di calcio nella mente di un tifoso o di un qualsiasi appassionato richiama sempre un periodo particolare della propria vita. Ed esattamente 24 anni fa, l’8 giugno 1990, alle ore 18 presso lo stadio di San Siro, Argentina e Camerun diedero il via al “mondiale italiano”. L’evento del secolo, nel nostro paese. Un evento per cui in Italia si lavorò per ben sette anni, da quando nel 1983 l’organizzazione della Coppa del Mondo 1990 venne affidata all’Italia. E per il quale stiamo ancora pagando. Quasi tutti avranno sentito parlare di questo mondiale, che in Italia pensavamo di aver già vinto prima ancora di cominciare a giocare. Tutti sapranno che vinse la Germania (ai tempi si chiamava ancora Germania Ovest) superando in finale l’Argentina, e che gli azzurri si piazzarono solo al terzo posto (che qualcuno tentò anche di far passare come un grande successo!). Ma un conto è la conoscenza, la memoria storica è tutta un’altra cosa…

ITALIA90-gruppo-300x218Credo che tutti i miei coetanei, quelli che all’epoca di Italia ’90 viaggiavano sulla tacca dei 14-15 anni d’età, ricorderanno bene la situazione socio-economica dell’epoca. Diciamolo chiaramente: in quegli anni in Italia si stava bene, forse troppo: per “stare bene” non intendo pagare la rata del mutuo risparmiando sul cibo e poi schiattare come oggi, pregando Dio che ci rinnovino il contratto a fine mese… Intendo proprio che all’epoca lo stipendio di un padre bastava tranquillamente per mantenere una famiglia di quattro persone, e lo stipendio delle madri (visto che già in quel periodo la maggior parte di loro aveva abbandonato il ruolo di “angelo del focolare”) era l’aggiunta che consentiva alla famiglia media italiana di toccare con mano il benessere diffuso dell’epoca. Benessere diffuso che significava cambiare macchina quando si era semplicemente stanchi di quella vecchia, farsi due settimane di vacanza all’anno al mare o in montagna, circondarsi dei piccoli optional che fanno piacere un po’ a tutti e che all’epoca si chiamavano Mountain-bike, primi lettori cd e videoregistratore… Gli anni ’70 con il loro carico di rabbia e di rivendicazioni erano lontani, e forse era pure giusto perché gli italiani dalla pancia piena e dal lavoro sicuro chiedevano solo il sacrosanto diritto di godersi il frutto del loro lavoro; pancia piena che però come spesso succede impediva di vedere le fosche nubi che si addensavano nel futuro a lungo termine, subito dietro la scintillante kermesse dei mondiali che si profilavano all’orizzonte.

Pure il calcio italiano era in piena salute, considerato che tutti i campioni più forti dell’epoca passavano per l’Italia e che nelle Coppe Europee le nostre squadre (complice anche l’allontanamento coatto dei clubs inglesi) dominavano. Proprio la stagione pre-mondiali si concluse con una storica “tripletta” per il calcio italiano: in Coppa dei Campioni il Milan di Sacchi concesse il bis dell’anno prima superando in finale il Benfica, in Coppa delle Coppe la Sampdoria di Vialli e Mancini portò a casa il suo primo trofeo sbarazzandosi dell’Anderlecht ed in Coppa Uefa la finale tutta italiana fra Juventus e Fiorentina si concluse con la consueta ladrata dei bianconeri…

Già, Il calcio. Nonostante anche all’epoca macinasse soldi a palate, era ancora circondato da un’aurea di “popolarità”, i tifosi erano al centro di tutto, le partite si giocavano tutte allo stesso giorno ed alla stessa ora e gli stadi erano vere proprie arene, non certo le caserme per esercitazioni da repressione statale di oggi… in questo contesto era abbastanza chiaro che il business del pallone avrebbe finito per attirare personaggi poco chiari che non volevano certo fare il bene di nessuno che non fossero le proprie tasche (situazione identica  a quella verificatasi nell’altro grande business italiano, quello della politica!), ed in uno stato-mafia come questo è normalissimo che dei “tipi loschi” come coloro che comandano abbiano trovato l’appoggio e la protezione da parte di chi dovrebbe garantire il rispetto della legge fino ad arrivare alla situazione di oggi…

Sprechi '90L’assegnazione all’Italia dei mondiali di calcio 1990 fu appunto l’inizio di questa lunga storia: un business miliardario che doveva ammodernare stadi e strutture, ma che di fatto è costato qualcosa come diecimila miliardi di lire ai contribuenti per lasciare in eredità una serie di stadi modello “cattedrali nel deserto”, air-terminal, stazioni ferroviarie, alberghi e strutture utilizzate spesso nei soli giorni dei mondiali per poi essere abbandonate al proprio destino se non addirittura progettate e mai realizzate o realizzate solo in parte e mai rese operative, decine e decine di operai morti nei cantieri in numero ben superiore ai tifosi morti negli stadi ma per tutelare i quali non è mai stata fatta una vera e propria “legge speciale” (se escludiamo la ridicola applicazione della 626) e men che meno funerali di stato. L’Italia degli sfruttati.

EuganeoOggi la maggior parte degli stadi italiani sono stati costruiti con i fondi stanziati per i mondiali, ed a soli vent’anni di distanza (ma anche meno…) sono già vecchi e superati, ed ovviamente si attende l’approvazione di una nuova legge (la legge-Crimi bloccata da anni in parlamento) per dare il via ad un’altra enorme speculazione. Eh si, perché in Italia l’impresa si fa con i soldi degli altri, sempre… Per un anno e mezzo (l’intera stagione 1989/90 e parte anche del campionato 1988/89) moltissime squadre si trovarono a giocare in stadi trasformati in veri e propri cantieri a cielo aperto, (immaginate partite come Genoa-Milan o Roma-Napoli di oggi in condizioni simili, tenendo conto che all’epoca la Polizia era comunque abituata a fare il proprio lavoro e non era consentito a un questore di vietare le trasferte per “motivi di ordine pubblico” che nascondono pura e semplice incapacità, quindi…) ed in Coppa a giocare in campo neutro (è il caso della Fiorentina che disputò quasi tutte le partite della Coppa Uefa 1989/90 sul neutro di Perugia), per poi ritrovarsi dotate di nuovi stadi che facevano rimpiangere a tutti gli effetti quelli vecchi… Qui a Padova è stato mandato in pensione l’Appiani per costruire con i fondi di Italia ’90 uno stadio da oltre 30.000 posti  mai completato secondo quello che era il progetto iniziale, odiato e schifato dall’intera città… A Bari non hanno mai saputo cosa realmente farsene del San Nicola, mentre a Torino dopo aver utilizzato per qualche anno il Delle Alpi non ne hanno più voluto sentir parlare, con la Juventus che oggi si sta costruendo il suo stadio privato scavalcando qualsiasi legge (potenza della famiglia Agnelli, un’altra di quelle dinastie con cui forse il destino è stato addirittura tenero…). Ma l’elenco è lungo, da Roma dove i tifosi della Curva Sud si trovarono privati del loro storico “muretto”, fino a San Siro con una copertura tale che non faceva passare la luce e soffocava la normale crescita dell’erba del campo di gioco, finendo col minare le caviglie dei giocolieri olandesi del Milan di Sacchi (che infatti si incazzava parecchio); passando per Cagliari, con un Sant’Elia ricostruito anni dopo con i tubi innocenti ed in miniatura all’interno della struttura originaria; e Napoli, con un San Paolo che da un momento all’altro rischia di crollare sotto la costante usura delle infiltrazioni… Italia ’90 è stata tutto questo, il mondiale dei biglietti esauriti e delle partite giocate in stadi spesso semivuoti con i tagliandi finiti nelle mani di misteriosi sponsor o di “amici di amici”… A vent’anni di distanza non riesco a trattenermi quando sento qualche idiota incazzarsi e gridare al complotto quando l’Italia perde regolarmente l’assegnazione degli Europei (come successo per il 2012 e per il 2016) in un’impeto di cieco “nazionalismo spaghettaro”, che sarebbe  il nazionalismo tipico degli abitanti di questo manicomio a cielo aperto di nome Italia, la maggior parte dei quali si ricorda di esser tale solo quando si tratta di andare in piazza a sventolare una bandierina in occasione dei mondiali di calcio. Io non sento per niente la mancanza di un’altra stagione di sprechi e di tangenti, senza contare che adesso i soldi sono proprio finiti; ma evidentemente qualcuno non ce la fa a ragionare al di la delle partite che vede in TV!

inglesi-a-Cagliari-Italia-90Italia ’90 fu un valido laboratorio repressivo. Per contrastare l’arrivo degli allora temutissimi hooligans inglesi, ma anche per mettere un freno agli allora altrettanto temuti ultras italiani, vennero varate delle normative che finivano addirittura per scavalcare la costituzione: le famose diffide, i primi provvedimenti restrittivi che per aggirare i tempi lunghi della burocrazia italiota (come se la burocrazia non fosse in realtà uno strumento a vantaggio anche e soprattutto di chi ha inventato queste leggi…) prevedevano che ad un tifoso denunciato per episodi di violenza in occasione di partite di calcio potesse essere vietato l’accesso allo stadio per un periodo di tempo determinato con un provvedimento “ad hoc” del prefetto. Di fatto, per la prima volta in Italia una figura sociale ben precisa (il tifoso) subiva una limitazione della libertà personale (l’allontanamento coatto dallo stadio è a tutti gli effetti una limitazione della libertà) senza aver prima subito un regolare processo che ne stabilisse la colpevolezza! Col tempo quella che doveva essere una misura straordinaria divenne la regola: dalle prefetture, la facoltà di emettere le diffide venne in seguito affidata alle questure (dando in pratica pieni poteri alla polizia), poi vennero introdotte le diffide con firma (i cosidetti Daspo), la durata venne portata da 1 a 3 anni e poi ai cinque attuali, e via via fino alle normative attuali che vietano trasferte ed impongono carte di credito ricaricabili per abbonarsi… Bilancio finale? Non si è ottenuto il benchè minimo risultato nella lotta alla violenza (Ed il recente caso della finale di Coppa Italia fra Napoli e Fiorentina è li a dimostrarlo) ma in compenso si sono svuotati gli stadi e si è radicato lo scontro ultras-forze dell’ordine che a fine anni ’80 era ancora molto limitato.

IncidentiItalia90Degli autentici geni coloro che avevano studiato questo sistema, come dimostrarono in occasione della kermesse del 1990 che non si svolse certo all’insegna della tranquillità ma che vide l’entrata in scena di un nuovo metodo antiviolenza: l’insabbiatura mediatica! In pratica, se non si parla di un episodio nei giornali e nelle televisioni, questo è come se non fosse mai successo! Gli inglesi nonostante la repressione a cui erano già sottoposti in patria riuscirono a dare spettacolo nelle città in cui si trovarono a giocare: a Cagliari nella prima fase, a Bologna (dove un ragazzo inglese morì travolto da un autobus per sfuggire ad una rissa con alcuni Mods Bologna) ed a Torino (dove un comitato misto gobbo-granata assaltò il Parco in cui bivaccavano i sudditi di sua maestà). A Rimini l’intera popolazione ad un certo punto scese in strada a fronteggiare gli England Boys, mentre i colleghi tedeschi fecero la loro parte a Milano davanti al Duomo contro gli olandesi. Ne avete sentito parlare all’epoca? Pochissimo, giusto qualche trafiletto; mentre le lamentele dell’ambasciata inglese per il trattamento riservato ai supporters britannici (come spesso succede, anche coppiette in vacanza e padri di famiglia finirono per pagare le presunte colpe di alcuni loro connazionali…) non vennero mai nemmeno menzionate. Per vent’anni avete sentito parlare dell’ “efficientissima polizia italiana”, della “perfetta organizzazione” e della “magnifica gestione dell’ordine pubblico”; quando in realtà questre tre parole messe fra virgolette potrebbero riassumersi con un’unica frase: mostrare i muscoli! Presentarsi in forze e con atteggiamento palesemente di sfida, stuzzicare i tifosi, partire caricando a spron battuto alle prime avvisaglie di gente che spazientita replica alle provocazioni. Quello che fanno da anni, negli stadi e non solo. La gente per accorgersene ha dovuto vedere le immagini del G8 nel 2001, quando in realtà chi frequentava gli stadi conosceva i metodi dei blu da sempre. Altro che prevenzione, altro che modello inglese. Questi sono 25 anni di leggi speciali. All’italiana.

Soccer - World Cup Italia 90 - Quarter Final - Italy v Republic of IrelandOvviamente in Italia, siamo talmente furbi che questo benedetto mondiale non siamo nemmeno riusciti a vincerlo. Eppure l’Italia era forse la squadra più forte sulla carta (assieme al Brasile ed alla stessa Germania poi vincitrice), gli stessi giornalisti stranieri l’accreditavano come favorita numero uno, ed una (finta) nazione intera spingeva gli azzurri nella loro marcia di avvicinamento alla finale; e chi gioca il mondiale in casa, oggi come allora, un minimo di “occhio di riguardo” lo ha sempre… Quell’Italia era una squadra realmente forte, forse la più forte nazionale che ho mai visto giocare, formata da autentici campioni, con una difesa (quasi) impenetrabile, uno Schillaci in anno di grazia  (In carriera combinerà pochissimo, ma in quel mondiale sarebbe riuscito a segnare probabilmente anche su un rinvio da fondo campo!) ed un Baggio che in quell’occasione ebbe modo di mostrare al mondo intero il talento di quello che considero il più forte giocatore italiano di sempre.

ITALIA-ARGENTINA: DALL'82 ALLE NOTTI MAGICHE, QUANDO ITALIA-ARGENTINA ERA DIEGO / SPECIALETutto andò liscio fino alla semifinale contro l’Argentina di Maradona e Caniggia. In Federazione al momento di stilare il calendario non avevano pensato evidentemente alla possibilità di incrociare la Seleccion proprio a Napoli, patria calcistica di Maradona che ovviamente seppe come infiammare l’ambiente: quel “Vi chiamano terroni 365 giorni all’anno e proprio oggi vi chiedono di essere italiani!” riportato su tutti i giornali dell’epoca, se non spinse i napoletani a tifare Argentina fece trovare cmq agli azzurri un ambiente molto meno caloroso di quello di Roma. Aggiungiamoci la formazione sbagliata di quel genio di Vicini che fece giocare fin dall’inizio un Vialli fuori condizione tenendo in panchina Baggio e poi togliendo Giannini (per conto mio uno dei migliori di tutto il Mondiale) per far entrare Serena; e l’immensa cazzata di quel sedicente “portierone” di nome Walter Zenga che uscì a vuoto consentendo a Caniggia di pareggiare. Ai rigori fu il momento di Goicoechea, un’altro colpito dalla “sindrome di Schillaci”, cioè combinò poco in carriera ma fu uno dei protagonisti di Italia ’90 respingendo i rigori di Donadoni e Serena (concedendo in pratica il bis di quanto fatto con la Yugoslavia nei quarti di finale): i grandi favoriti a casa, ed in finale ci andò una nazionale che tolti Maradona e Caniggia era costruita con gli scarti del campionato italiano (Dezotti, Troglio) con buoni giocatori sulla via del tramonto (Burruchaga, Serrizuela) e con autentici scarponi che mi chiedo seriamente come abbiano fatto a giocare nella Nazionale di uno dei paesi più ricchi di talenti dell’intero pianeta (un nome su tutti: Batista, che per la cronaca era quel barbone che aveva una vaga somiglianza con Gesù Cristo se non fosse stato per la peluria nera…).

italia90-300x225In un certo senso fu anche giusto così: quell’Italia era fortissima ma senza uno straccio di gioco, affidata esclusivamente al talento messo in campo nei diversi ruoli dai vari Giannini, Baggio, Donadoni ed all’anno di grazia di Schillaci. Tutto era stato costruito per farci trovare la strada in discesa fino alla finale di Roma, pensavamo di essere furbi ma trovammo sulla nostra strada una squadra che faceva decisamente schifo in quanto a gioco ma che fu di gran lunga più furba di noi… Il “Mondiale degli sprechi” si concluse con il terzo posto conquistato ai danni dell’Inghilterra in una partita che non contava assolutamente un cazzo ma che rimase nella memoria per il “giro di campo” finale effettuato dai giocatori delle due squadre uniti in una sorta di terzo tempo che alla Federazione Inglese fu utile per cominciare a dare un’immagine diversa al mondo del proprio calcio, mentre gli italioti si sa quanto amino segarsi su queste cose! In finale l’Argentina pagò il suo sgarro con un’ambiente ed un’arbitraggio decisamente ostili ed un rigore inesistente a pochi minuti dalla fine che consegnò il mondiale ai tedeschi. Maradona dimostrò di aver imparato bene la “tecnica del piagnisteo” nei suoi trascorsi a Napoli parlando apertamente di complotto e di mafia, cose su cui potrebbe anche aver ragione se non fosse che lui viene dal paese decisamente più “italiano” (in tutti i sensi…) del Sudamerica. In seguito lui e Caniggia pagarono in maniera ancora più salata quel mondiale, con la positività alla cocaina e l’inevitabile squalifica. Come se non si fossero conosciuti sin da prima i loro vizietti. L’itaGlia un mondiale lo vinse sicuramente: quello dell’ipocrisia!

Italia90Se i mondiali del 1982 mi avvicinarono al calcio, quelli del 1990 mi avvicinarono allo stadio, visto che cominciai ad andarci pochi mesi dopo… Fu un evento “spartiacque”, ed io appartengo a quella generazione di tifosi da stadio che pagò quei mondiali sulla propria pelle (basta vedere lo stadio in cui giochiamo e le leggi a cui oggi siamo sottoposti, che traggono origine da quell’evento). Sicuramente all’epoca non riflettevo molto sulle conseguenze che Italia ’90 avrebbe avuto sul calcio di casa nostra. In quei giorni stavo svolgendo gli esami di terza media: durante la sessione orale, col professore di musica, passai mezzora abbondante a parlare dei mondiali in corso e le partite me le guardavo a casa anzichè al pub come faccio oggi… Facevo ancora il tifo per gli azzurri, questo paese doveva ancora schifarmi del tutto! Della semifinale con l’Argentina ricordo bene la delusione che avvolse tutti, le famiglie vicino casa mia che avevano seguito la partita in giardino cenando (i condizionatori d’aria all’epoca non erano alla portata di tutti come oggi) che sparecchiavano, i ragazzi che riavvolgevano le bandiere tricolori, tutto in un silenzio di tomba… I miei andarono a letto ed io rimasi in piedi a guardare un pò la TV, poi mi preparai un panino-bomba di quelli che mangiavo all’epoca (a quattordici anni ero magro e carino e senza nemmeno un brufolo alla faccia degli allora compagni di scuola: potevo permettermelo e li sbeffeggiavo alla grande!), presi un bicchierone di Coca Cola e mi misi a mangiare in terrazza godendomi il fresco. Era circa l’1.30 quando sentii una finestra sbattere nel palazzo dietro casa mia ed un pazzo che si mise ad urlare verso la strada: “Dio caaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaan!”. Tutto il quartiere si svegliò pensando ad una tragedia, ma le cose stavano diversamente: l’urlatore in questione era un ragazzo di pochi anni più grande di me, che aveva qualche “vizietto” e che probabilmente non aveva mai visto quella semifinale proprio a causa di tali “vizietti”, risvegliandosi a notte fonda, apprendendo la sconfitta dal televideo ed esprimendo al cielo di una notte d’estate tutto il suo malcontento. Mio padre si incazzò parecchio come tutte le volte che viene svegliato bruscamente, suo padre si incazzò ancora di più visto che dopo quell’episodio mandò il figlio sbandato a lavorare lontano da Padova e con orari abbastanza assurdi. Non l’ho mai più rivisto, ma quel suo bestemmione a squarciare il silenzio assordante della notte mi sollevò il morale e mi è rimasto nel cuore; visto che ancora oggi non riesco a trattenere una grassa risata quando ci ripenso. Non me ne resi conto subito, ma quel suo porcone disumano è diventato con gli anni l’urlo di rabbia di un pò tutti gli italiani che hanno visto gli effetti di Italia ’90, rendendosi conto come al solito del danno fatto quando ormai era troppo tardi…

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