1 maggio 1994 – 1 maggio 2014: vent’anni senza Ayrton

AyrtonSennaIl mio primo amore a livello sportivo non è stato il calcio, ma la formula 1. Da bambino, prima dei sei anni, impazzivo per le corse d’auto. Non so come mi fosse nata questa passione, so di sicuro che era una Formula 1 molto diversa da quella attuale. Più “umana”. Avevo tre anni nel 1979, quando Gilles Villeneuve lottò all’ultimo sangue con Renè Arnoux a Digione, per strappare il secondo posto: non ricordo nulla, so che mia madre mi raccontava che quel giorno ero dai nonni che guardavo rapito questo duello in assoluto silenzio. Forse cominciarono a piacermi da li le corse, non lo so. Quello che so è che ero affascinato dagli incidenti spettacolari che capitavano sovente all’epoca. Soprattutto alla partenza dei gran premi. E non mi rendevo conto che dietro quegli incidenti ci fossero esseri umani che rischiavano la vita. Mi ricordo molto bene però di Gilles Villeneuve e mi ricordo il giorno della sua morte. Ci rimasi malissimo, a nemmeno sei anni: da li iniziai a rendermi conto di tante cose… E quell’anno ci furono anche i mondiali in Spagna, che mi avvicinarono al calcio. Ma nonostante tutto il mio “primo amore” non venne dimenticato. Continuavo a guardare le corse, amavo la Ferrari, ma in generale amavo quei piloti che sapevano emozionare. E verso la metà degli anni ’80 stava arrivando come un fulmine l’ultimo di quella generazione: Ayrton Senna.

Ayrton Senna Da Silva arrivò in Formula 1 nel 1984, dopo tutta la trafila nelle “formule minori”. Tutti ne parlavano un gran bene, lui si presentò per la prima volta ai nastri di partenza a bordo di una modestissima Toleman, team inglese che durò qualche anno nel “circus”. Dopo due sesti posti nelle prime tre gare della stagione, arriva il Gran Premio di Montecarlo, uno dei circuiti più difficili della stagione. Piove che Dio la manda, la gara viene ritardata di diversi minuti, poi si parte, ma la pista scivolosa provoca più di qualche incidente. Molti nomi eccellenti (fra cui Niky Lauda) finiscono fuori gara, non il giovane Senna che sotto la pioggia si scatena e comincia a rimontare secondi su secondi al leader della corsa, Alain Prost. Al 32° giro la gara viene interrotta a causa del diluvio, proprio mentre Senna ha quasi completato la sua rimonta. Vince Prost, davanti al brasiliano e ad un’altra giovane promessa che finirà anche lui vittima di un destino tragico proprio quando la sua carriera stava per arrivare ad una svolta (Era quasi stato definito il suo passaggio alla Ferrari): il tedesco Stefan Bellof. Vengono però assegnati solo metà punti, per regolamento, non essendo stato completato il 75% del percorso. E sarà proprio quel mezzo punto a costare il titolo mondiale a Prost, ai danni del compagno di scuderia Niky Lauda. Ad ogni modo, il mondo intero ha imparato a conoscere il giovane Senna, che quell’anno finirà sul podio altre due volte: a Brands Hatch e ad Estoril. Grazie ai suoi piazzamenti, la Toleman conquista il miglior risultato di tutta la sua breve storia in Formula 1 (settimo posto nel mondiale costruttori).

L’anno successivo ecco la prima opportunità in una grande scuderia: la Lotus. Alla seconda gara col team inglese, subito la prima vittoria: è il G.P. del Portogallo, sul circuito di Estoril. Arriverà anche la seconda, in Belgio. Ma arrivano anche sette pole position. Ayrton è a tutti gli effetti il nuovo astro nascente della Formula 1. Quell’anno si classificherà quarto nel mondiale piloti. L’anno successivo ancora due vittorie (Spagna ed U.S.A.) ed ancora un quarto posto finale. Nel 1987, due successi (Montecarlo e Detroit), tre secondi posti (Budapest, Monza e Giappone) e due terzi posti (Silverstone ed Hockenheim) lo portano a piazzarsi al terzo posto. Appare evidente a tutti che il suo talento non è espresso al massimo, e così si aprono le porte della McLaren, alla ricerca di un pilota di prim’ordine da affiancare ad Alain Prost per combattere lo strapotere della Williams (che nel 1987 vince sia il mondiale piloti con Nelson Piquet, sia quello costruttori).

E’ il 1988, l’ultimo anno dei motori turbo. L’anno che la Formula 1 (almeno quella che ho seguito io) vede la squadra più forte di tutti i tempi, col motore più potente, con i piloti migliori. E’ la McLaren, che nessuno riesce a contrastare per l’intera stagione. Senna e Prost conquisteranno insieme ben 15 gran premi su 16, e 199 punti nel mondiale costruttori. Ayrton, con otto successi e ben 13 pole position, conquista alla fine della stagione il suo primo titolo mondiale. Titolo che arriva a Suzuka, in Giappone, con una gara d’anticipo. Una delle più belle gare della carriera di Ayrton: partito in pole position, alla partenza il motore della sua monoposto si spegne. Riesce a riattivarlo, ma si trova in quindicesima posizione. Comincia a questo punto una rimonta straordinaria, che si concretizza al ventottesimo giro con il sorpasso al compagno-rivale francese, e la vittoria che vale il mondiale. Un sogno che si realizza per il brasiliano, che nel dopo-gara affermerà addirittura di aver visto Dio… Proprio quell’anno nasce la rivalità con Prost, del resto due galli sullo stesso pollaio si scannano. E Senna è un istintivo, a differenza del freddo e calcolatore francese. Non possono convivere, pur vincendo insieme. Succede così che in Portogallo Senna tenta di chiudere Prost con una manovra non proprio ortodossa, e quest’ultimo, dopo la vittoria, si toglierà qualche sassolino dalla scarpa proprio nei confronti dell’attuale compagno…

Il 1989 riparte con il dominio McLaren, e soprattutto di Senna che vince tre dei primi quattro gran premi stagionali. Ad Imola, la rivalità con il compagno di squadra subisce un nuovo scatto: fra i due piloti c’è un accordo per non superarsi durante il primo giro della corsa. Ma Senna se ne fotte, sorpassa il compagno e va ad aggiudicarsi la vittoria. Alla fine del gran premio, Prost è una furia ed accorsa il compagno di “slealtà”. Ancora una volta sarà decisivo il Gran Premio del Giappone per l’assegnazione del titolo mondiale, e qui succede un “giallo”: a sei giri dalla fine Prost e Senna si ritrovano a lottare fianco a fianco per la prima posizione, quando il francese con una manovra ancora oggi discussa chiude la strada al brasiliano causando un incidente. Prost, essendo più avanti, avrebbe il diritto di impostare la manovra per affrontare la curva, ma il cambio di traiettoria è un po’ troppo “anticipato” e sospetto. Alla fine cmq il francese è costretto al ritiro, il brasiliano riprende la gara con l’aiuto dei commissari ed arriva primo, ma viene squalificato per aver “tagliato” una chicane. Il titolo mondiale va quindi a Prost. Ayrton accusa senza mezzi termini la Federazione di complotto, e medita il ritiro dalle corse, mentre Jean-Marie Balestre (all’epoca presidente della FIA) lo minaccia di ritirargli la licenza per correre in F1 e gli farà infliggere una squalifica di sei mesi con la condizionale… Interverrà in sua difesa Ron Dennis, patron della McLaren, che in pratica aveva “scaricato” Prost puntando tutto sull’asso brasiliano.

Nel 1990 infatti Alain Prost corre per la Ferrari, che ha deciso di rilanciarsi alla grande nella corsa al titolo dopo diverse stagioni opache. E la lotta è sempre contro Senna. Ed arrivò la vendetta di Ayrton, ancora in Giappone, in una trama ancora una volta disegnata da un destino beffardo: Prost parte avanti, alla prima curva chiude la traiettoria su Senna, avendo un certo vantaggio. Ma quest’ultimo lo ha lasciato passare apposta, ed al momento opportuno ritarda deliberatamente la frenata andando a tamponare il rivale. Finiscono entrambi fuori gara, ed il titolo mondiale va a Senna, che nel dopo-gara commenterà: “Le corse sono così, a volte finiscono alla prima curva, altre volte a sei giri dalla fine…”.

Nel 1991 arriva anche il terzo titolo mondiale. Questa volta però c’è da lottare contro la Williams, che punta tutto sull’esperienza di Nigel Mansell e del padovano Riccardo Patrese. Di quell’anno rimarrà impressa a tutti la vittoria di Ayrton in Brasile, davanti al suo pubblico, una di quelle gare che ti danno la dimensione del campione istintivo e te lo fanno amare: al 60° giro un problema al cambio gli fa perdere tutte le marce, ad eccezione della sesta. Ayrton conclude comunque la gara, la vince, ma al momento di scendere dalla macchina sviene per l’enorme stress accomunato e la stanchezza. Farà fatica perfino a sollevare la Coppa. Alla fine dei conti, ancora Suzuka regalerà il titolo mondiale a Senna. Il terzo in sette anni di corse in formula 1.

I tempi però stanno cambiando, la Williams si sta rifacendo sotto, e Senna nel 1992 non avrà una vettura così affidabile. Inoltre, proprio in quel 1992 arriva un nuovo giovane pilota in formula 1, uno che è considerato “il predestinato”, destinato a prendere il suo posto: Michael Schumacher! Nel corso del Campionato Mondiale 1992 Senna otterrà solo tre vittorie, e si classificherà al quarto posto finale, dietro alle Williams di Mansell e Patrese ed al giovanissimo Schumacher.

All’inizio del 1993 Senna medita a lungo il ritiro, salvo poi firmare in extremis l’accordo con la McLaren. Nel frattempo il suo rivale Prost è diventato prima guida della Williams. Ma ormai non c’è proprio più confronto: la macchina del francese è troppo forte, e Senna deve accontentarsi della piazza d’onore. Ma un campione assoluto, anche nei periodi difficili, ha sempre il guizzo che ti dimostra che lui ha qualcosa in più degli altri. E quel “qualcosa in più” per Ayrton è soprattutto la pioggia, che invece di metterlo in difficoltà lo esalta. Succede a Donnington Park, Inghilterra, in occasione del Gran Premio d’Europa domenica 11 aprile. Il Padova giocava in casa con l’Andria, ma riuscii a vedere i primi giri della corsa prima di partire per lo stadio. Partito in quarta posizione, Senna viene chiuso da Schumacher alla partenza ma già alla prima curva lo spazza via (sembra quasi dirgli “Ragazzino, fatti da parte!”) e nel primo giro effettua tre sorpassi che lo portano al comando. Da li sarà un dominio assoluto: chiude vincitore con un minuto e mezzo su Damon Hill, ed un giro su Alain Prost, futuro campione del mondo. Fu uno degli ultimi acuti della sua carriera: quell’anno vinse cinque gran premi, fra cui gli ultimi due in Giappone ed Australia. Quest’ultimo coincise anche con l’ultima gara in formula 1 dello storico rivale Prost, che abbandonò le corse con un titolo iridato: sul podio di Adelaide i due seppelliscono l’ascia di guerra con un abbraccio che sa di passaggio di consegne. Nel 1994 infatti Ayrton Senna passerà alla Williams, rimpiazzando proprio il posto lasciato vacante dal francese.

Il 30 aprile 1994, durante le prove libere del Gran Premio di San Marino, muore il pilota austriaco Ratzemberger. Divampa la polemica fra i piloti, che vorrebbero l’annullamento del gran premio, ma la FIA è irremovibile. Ayrton è fra quelli più segnati dal tragico evento, tanto da decidere di correre con una bandiera austriaca dentro la monoposto per sventolarla in caso di vittoria: verrà rinvenuta in mezzo ai rottami dopo il suo incidente, intrisa del suo sangue…. Domenica 1 maggio il Padova gioca in casa contro l’Ascoli. Siamo in piena corsa per la serie A, e nonostante il segno lasciato dalle diffide post Padova-Vicenza, la curva è in fibrillazione per la trasferta successiva di Venezia (che porterà al seguito circa 4.000 tifosi padovani). Il tifo è così e così, si vede che qualcosa si è rotto dopo la sera del derby. A fine primo tempo, un mio socio mi dice che c’è stato un incidente che ha coinvolto Senna, che è molto grave, ma non ci faccio caso: sono impegnato a discutere con un altro socio, che mi ha dato uno strappo in motorino, e che dopo la partita vorrebbe lasciarmi a piedi per andare da una tipa. A fine partita festeggiamo la vittoria, quindi mi metto a cercare il mio socio, ma di lui nessuna traccia. E’ già partito, lasciandomi a piedi. E’ il 1 maggio, non ci sono autobus, dovrò farmela a piedi dall’Appiani fino a casa. Ma gli presenterò il conto qualche mese più tardi… Giunto a casa accendo la tv e tutti parlano della morte di Ayrton Senna: mi si gela il sangue! Mi tornano in mente le parole dell’altro mio amico all’intervallo, quelle a cui non avevo fatto caso… Subito dopo le immagini si spostano sul vincitore della gara, il tedesco Michael Schumacher, che sembra fottersene proprio e se la ride di gusto sul podio. Peccato, qualche anno più tardi si troverà ad essere fra la vita e la morte anche lui, e magari adesso non ride più…

In seguito polemiche, cambi di regolamento, processi e controprocessi: non mi riguardava più! La mia passione per la Formula 1 è morta con Ayrton Senna. Da allora non sono più riuscito a guardare una sola gara, non mi ha più interessato. Preferisco tenermi i miei ricordi, l’immagine di un campione sorridente e stremato sul podio, che non mi era molto simpatico, ma che da quando manca non è più la stessa cosa…

Oggi sono passati vent’anni dalla sua morte. “Memorie Biancoscudate” gli vuole rendere omaggio. Riposa in pace, campione!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...