26 marzo 1994: Vicenza home

 

Schermata 2014-03-23 alle 16.07.55C’è una partita che più di ogni altra a Padova significa qualcosa. Quella partita è sicuramente quella contro il Vicenza. Il derby per eccellenza, almeno per la maggior parte dei tifosi biancoscudati. Non per me, sinceramente, anzi penso che ai vicentini qui venga data forse troppa importanza per ciò che realmente sono. Ma il derby non è solo una questione di ultras vs.ultras, è anche e soprattutto un fatto di campanile, di odio fra le città. I vicentini sono un po’ la versione contadina dei padovani, a cui però il destino calcistico ha riservato un trattamento migliore (sul campo). Oggi tutto questo è forse difficile da capire, in tempi di globalizzazione sfrenata in cui tutto è uguale, da Nord a Sud…

Un tempo tuttavia le cose erano ben diverse, un’epoca non lontana ma molto più “umana” sotto tanti punti di vista rispetto a quella attuale, in cui la parola “derby” significava intere città contro, significava stadio esaurito, significava migliaia di tifosi ospiti al seguito, significava città blindata, coreografie, tifo, scontri, tensione, odio, passione… Tante parole che ben si riassumono in una sola, e che qui a Padova ha trovato forse la sua massima espressione giusto 18 anni fa: sabato 26 marzo 1994, Padova-Vicenza 0-0, partita noiosa in campo, giornata campale fuori. Si è sempre parlato molto di quella partita, e degli strascichi giudiziari che ne seguirono, ma andiamo con ordine…

In quegli anni il calcio televisivo di Sky era ben lontano dal venire, ed anzi la pay-tv muoveva proprio nella stagione 1993/94 i suoi primi passi con l’antesignana Tele+ che in quel campionato iniziò a trasmettere un anticipo del campionato di serie B il sabato sera ed un posticipo del campionato di serie A la domenica sera. Qualcosa di strano, rispetto alla strafottente invadenza a cui siamo abituati oggi, con campionati spezzettati in tre giorni ed inevitabilmente falsati, ma tant’è: per l’epoca era una sorta di novità, una piccola “vetrina” nella quale mettersi in mostra. E, noto, quell’idea della “vetrina” non è ancora passata dalla mente di tanti tifosi, più o meno radicati nel proprio ambiente! Ad ogni modo, solo una mano sadica poteva pensare di mettere in anticipo televisivo Padova-Vicenza in programma al vecchio Appiani. E quella manina puntualmente compì la sua mossa: allora il calendario delle partite da disputarsi in anticipo o posticipo (cazzo, quanto avanti eravamo rispetto all’arretratezza imperante di oggi!) veniva deciso ad inizio stagione, e non potei fare a meno di strabuzzare gli occhi quando sul Mattino di un giorno di fine agosto 1993 lessi gli anticipi “per esigenze televisive” del Padova: Monza-Padova giusto la prima di campionato, Pisa-Padova a gennaio, Fiorentina-Padova a febbraio (altra grande trasferta) ed appunto Padova-Vicenza il 26 marzo! Pensai che questi erano pazzi, e probabilmente la stessa cosa avranno pensato i ragazzi della Piazza: la leggenda narra che la sera in cui vennero comunicate le date degli anticipi e dei posticipi ci fosse grande euforia ed addirittura qualcuno che offrì da bere appena saputo che il derby col Vicenza si sarebbe disputato in notturna!

Padova e Vicenza in campionato non si incontravano da dieci anni, ma la rivalità non era mai scemata anzi si era “conservata” al punto giusto. Nel decennio precedente, i cugini berici erano stati un gruppo di tutto rispetto: i primi ultras a Vicenza esistevano già dalla metà degli anni ’70 ed i Vigilantes dal 1978. Avevano avuto la fortuna di nascere con una squadra che al tempo era una presenza fissa in serie A, e questo li aveva aiutati non poco ad avere un seguito di tutto rispetto in una città relativamente piccola. Ma soprattutto avevano avuto la fortuna di fare la serie A da ultras quando questo significava molto, e la loro esperienza e la loro fama se l’erano conquistata sul campo contro tifoserie come bolognesi, atalantini, granata e altri gioiellini simili… I padovani erano appunto i cuginetti più piccoli che avevano tutto da imparare dai berici, e avevano subito almeno un paio di lezioni da tenere a mente: nel 1981 quando al Menti i Vigilantes si impossessarono del primo striscione “Ultras” biancoscudato con la stella a cinque punte al centro; e nel 1982/83 quando i berici giunsero all’Appiani di buon’ora occupando la Nord. C’era stato anche un derby di Coppa Italia nel 1985, con l’illecito di Taranto fresco fresco che la tifoseria biancoscudata non aveva ancora digerito: pochissimi ultras si mossero dalla città del Santo, e quasi tutti in “borghese”, con più di qualcuno che a fine partita si trovò a fare di corsa il tragitto Menti-Stazione FF.SS. Fu l’ultima umiliazione, poi i tempi iniziarono a cambiare: nell’agosto del 1989 le due squadre disputarono un’amichevole proprio al Menti, e da Padova si mosse un discreto gruppo di ragazzi (circa 250) con la chiara intenzione di attaccar briga. Gli scontri di quella sera del 1989 tuttavia riguardarono sopratutto le due tifoserie e la polizia (otto berici vennero arrestati nel post-partita), e la resa dei conti venne solo rimandata di qualche anno; ma ormai era abbastanza chiaro e palese che “i tempi erano cambiati”…

Nei primi anni ’90 gli ultras berici cominciarono a “cambiare pelle”, iniziando a contentrarsi più sul tifo che sugli scontri. I vecchi Vigilantes ormai non erano più ragazzi, qualcuno cominciava ad avere anche grossi problemi giudiziari e molti altri finirono nel tunnel dell’eroina (in quegli anni Vicenza era la provincia col più alto numero di tossicodipendenti in Italia), i giovani che si avvicinavano erano cmq qualcosa di diverso dai vecchi avendo vissuto anche esperienze diverse, e nel 1992 arrivarono anche i fatti di Empoli a dare la mazzata finale al vecchio gruppo: successe infatti che nel corso della trasferta in terra toscana, dei poliziotti esplosero alcuni colpi di pistola che ferirono (fortunatamente in maniera non grave) alcuni ultras vicentini. Come spesso succede, i fatti vennero insabbiati (ricordo che nei TG nazionali di quel giorno si parlava di “tifosi vicentini feriti dal lancio di sassi”, solo nei TG locali venne fuori la verità che dopo qualche giorno si diffuse anche a livello nazionale!), e da quel momento i Vigilantes si diedero una grossa calmata… Nella città del Santo la situazione era molto diversa: qui a dare la mazzata ai vecchi ultras del Ghetto era stato l’illecito di Taranto nel 1985 (che ci costò la retrocessione a tavolino) ed anche qui si era diffusa come il pane l’eroina, che aveva fatto più di qualche “vittima illlustre”. Tuttavia, sin dalla seconda metà degli anni ’80 un gruppo di giovani di pessime speranze aveva iniziato a ritrovarsi in Piazza Cavour, maturando giorno dopo giorno e facendo esperienza fino ad arrivare a prendere in mano la Curva Nord dell’Appiani verso la fine del decennio. All’inizio degli anni ’90 poi, l’entusiasmo per un Padova che puntava decisamente alla serie A aveva contaggiato l’intera città, e per i ragazzi di Piazza Cavour questo significava crescere, sopratutto a livello numerico. In un certo senso, l’humus era ottimo perchè Padova in quegli anni pullulava di compagnie di ragazzi e c’erano parecchi attaccabrighe; inoltre uno stadio come l’Appiani favoriva molto gli “scambi culturali” anche con chi veniva da altre città. Il successivo passaggio a “movimento di massa cittadino” fu per questo abbastanza semplice: credo che i ragazzi di Padova della mia fascia d’età, quelli che oggi hanno fra 30 e 40 anni, abbiano quasi tutti avuto a che fare con la curva, chi per averla frequentata anche solo per qualche partita o per brevi periodi, chi per aver avuto amici o parenti che ne sono stati coinvolti Dal 90/91 in poi il movimento ultras conobbe una vera e propria esplosione a Padova e Provincia, ed il top si raggiunse nelle stagioni 92/93 e 93/94 come dimensioni, tifo e scontri. Sembrava che i ragazzi avessero l’argento vivo addosso, ed in quasi tutte le partite si verificarono piccoli e grandi casini (Ricordo tanto per dirne due la battaglia con i modenesi in Prato della Valle e gli scontri in occasione di Padova-Stoke City nel torneo anglo-italiano, dove un inglese rimediò una ferita d’arma da taglio…) che ovviamente avevano fatto crescere a dismisura il numero di diffidati. Del resto, quando un gruppo fa parlare di se, finisce per accorgersene irrimediabilmente anche la questura, e così se fino a pochissimi anni prima per beccarsi una diffida bisognava venir colti sul fatto, in quella stagione cominciarono a girare anche i primi agenti della Digos con telecamera portatile, e cominciarono ad esserci anche i primi ragazzi fermati ed identificati “per un semplice controllo” all’ingresso dello stadio o nelle immediate vicinanze… Ma soprattutto le prime diffide “sulla fiducia”, cosa che in altre città era ancora sconosciuta, ne sanno qualcosa sette ragazzi diffidati di ritorno da Modena perchè nel loro scompartimento era stata rotta una lampadina del treno!

Ad inizio stagione la Commissione di Vigilanza aveva imposto la riduzione della capienza della Curva Nord a soli mille posti per motivi di sicurezza: questo aveva portato alla scelta dei ragazzi di Piazza Cavour di spostarsi in Gradinata, mentre i vecchi del Ghetto rimasero fedeli alla vecchia Curva Nord posta dietro la porta. Si creò così una prima, piccola spaccatura interna alla tifoseria: negli anni precedenti capitava spesso di assistere a qualche discussione dovuta alle diverse maniere di interpretare la vita da stadio, ma con la divisione “fisica” della tifoseria vecchi e giovani divennero due entità sempre più distinte. Tuttavia, quando era ora di piantare qualche grana, spariva qualsiasi divisione. Possiamo dire che la Curva biancoscudata di quel periodo era un bel mix di tre generazioni: qualche vecchia faccia del Ghetto che aveva superato la mazzata di Taranto, i ragazzi della Piazza che erano nella fascia d’età “intermedia” e che portavano avanti la tifoseria, e molti ragazzi giovani e sufficientemente euforici. Tutto sommato si andò avanti bene fino appunto a quel famoso Padova-Vicenza, che finì col cambiare parecchie prospettive…

Quanto a me, nel 1993/94 ero un ragazzino non ancora maggiorenne, inquieto come la maggior parte dei ragazzini di quell’età, ma con una grande e definitiva passione che mi avrebbe accompagnato anche in età adulta: il Calcio Padova 1910 e la Curva Nord. Mi piaceva il tifo, mi piaceva il mondo ultras e volevo avvicinarmene. Come molti altri coetanei ed amici dell’epoca, con la differenza che per molti ritrovarsi la domenica in Curva Nord all’Appiani a cantare era un’attività come un’altra, o forse una divertente alternativa alla discoteca; mentre io ero uno di quelli che ci credeva veramente. Non ero ancora ben inserito nel gruppo, diciamo che vivevo la curva un pò da “esterno”, nel senso che ronzavo si intorno a quello che era il nocciolo degli ultras ed in quella stagione avevo anche iniziato a fare diverse trasferte, ma non ne facevo parte in maniera ufficiale… Durante la settimana andavo a scuola, e nel pomeriggio mi vedevo con la mia ragazza dell’epoca (la prima “storia seria”, ed una di quelle che durò più a lungo cmq) e con la mia compagnia di amici. Di studiare non se ne parlava, tanto che quell’anno venni bocciato per la seconda volta e da li cambiai scuola. Ma non è che mi ponessi molto il problema: mi godevo la mia settimana da adolescente, e contavo i giorni aspettando che arrivasse la domenica. La compagnia di ragazzi che frequentava lo stadio era cresciuta, ma non tutti i miei amici avevano la libertà di partecipare alle trasferte (molti non tentavano nemmeno di affrontare il discorso a casa per la verità…), e quei pochi che ne facevano difficilmente uscivano dai confini del Veneto. Così insieme ai pochi che tentavano di presenziare anche lontano dall’Appiani, ci aggregavamo ad altre compagnie di ragazzi provenienti da altri quartieri o paesi, conosciuti a scuola o tramite giri di amicizie. Giri di amicizie che, piano piano, mi portarono anche lontano dal mio paese facendomi cambiare frequentazioni… La stagione 1993/94 era stata abbastanza divertente fino a quel momento, diciamo che la nostra “creatività teppistica” la esprimevamo bene anche durante la settimana (ne sapevano qualcosa le cabine telefoniche, i cassonetti e le recinzioni della piazzetta in cui ci trovavamo normalmente…), ed inoltre il Padova andava bene e questo faceva si che anche le trasferte fossero quasi tutte seguite in massa…

Da mesi la tifoseria preparava il derby col Vicenza, e la partita d’andata aveva mosso circa 4.000 biancoscudati al seguito (Clicca qui) ma tutto sommato sotto il profilo dell’ordine pubblico era scivolata via abbastanza tranquillamente a parte qualche lieve scaramuccia… L’attenzione di tutti era puntata sul derby di sabato 26 marzo, che cascava giusto giusto nel week end delle elezioni: Berlusconi per la prima volta “scendeva in campo” e sfidava i partiti tradizionali, ma a me la cosa importava relativamente poco. L’unico dato positivo è che la mia scuola superiore era seggio elettorale, e che da sabato 26 marzo sarebbe rimasta chiusa per una settimana! Per il resto di Berlusconi, delle sinistre, dei suoi alleati, del post-tangentopoli e della voglia di forca che c’era in quel periodo non me ne poteva fottere di meno… Quel sabato ero a casa da scuola, e convinsi quindi la mia dolce metà a “bruciare” per andare a farci un giro in centro. Lo stesso centro in cui avrei avuto poi appuntamento con i miei soci nel primo pomeriggio, quando apriva la “caccia al vicentino”… Ovviamente la tipa era all’oscuro dai miei progetti per quel sabato: lei aveva in mente per quella sera di uscire con la sorella ed il ragazzo della sorella (che mi stava anche sui coglioni, ma poco importava) e continuava ad insistere che andassi anchio… Fu una mattinata strana, perchè in giro non potevo fare a meno di notare qualche “volto noto” della curva che si stava già portando avanti col bibitaggio, e dall’altra parte avevo la ragazza che mi “tirava per la manica”, ma non volevo dirle la verità e pertanto finii ad inventarmi una scusa ben poco credibile (“Sai? Stasera sono a festeggiare il compleanno di un amico e devo andargli a prendere il regalo oggi pomeriggio… tu non puoi venire perchè è una cosa da uomini!”). Mentre stavamo ancora discutendo passammo davanti un edicola la cui locandina del Mattino in esposizione citava a caratteri cubitali: “Stasera Padova-Vicenza: APPIANI ESAURITO, CITTA’ BLINDATA!”. A questo punto anche la mia dolce metà capì almeno in parte, e mi disse: “Ma perchè non mi dici semplicemente la verità, cioè che devi andare alla partita?”, e poi ancora: “Ma cosa devi andare a fare in centro al pomeriggio se la partita è alla sera?”. Domande che rimasero senza risposta, ma credo che la risposta l’avesse colta al volo visto che prima di salutarci per il pranzo mi disse chiaramente di evitare di mettermi nei guai…

Alle 15,30 avevo appuntamento in centro con i soci. Eravamo un gruppetto di una decina di ragazzi, e quel pomeriggio di gruppetti come il nostro era pieno in giro. Non c’era un vero e proprio piano di battaglia, semplicemente era girata la voce di ritrovarsi in centro nel primo pomeriggio ed il resto era lasciato all’improvvisazione. L’obiettivo era stanare qualche cugino isolato che avesse avuto l’ardire di prendere la trasferta a Padova come una gita. Oltretutto in settimana era rimbalzata la voce che lo “zoccolo duro” della curva berica avrebbe affrontato la trasferta di Padova in motorino, notizia che avrebbe infiammato ancora di più il clima. L’appuntamento per tutti era alle 18 nella piazzetta davanti Ricordi, ma alcuni ragazzi si erano comunque organizzati per un degno comitato d’accoglienza in un bar di Chiesanuova. In centro non c’era il classico pienone dei sabati pomeriggio dell’epoca, di teen-agers attratti dallo spritz e dallo shopping; c’erano solamente bande di ragazzi in cerca di guai. Il primo guaio lo trovò un auto targata VI e scovata nel parcheggio di Valsport (all’inizio di Corso Milano, dove oggi c’è il negozio della Lacoste…). Prede facili facili. Ci confrontammo fra di noi per qualche secondo, giusto il tempo di decidere di tenere un profilo basso, attendere che l’equipaggio dell’auto uscisse, quindi circondarli in silenzio e colpirli quando per loro sarebbe stato troppo tardi per accorgersene. Un piano perfetto, da perfetti baby-hooligans. Dopo cinque minuti, quattro ragazzotti uscirono dal negozio e si recarono verso l’auto parcheggiata, uno indossava tranquillamente la sciarpa del Vicenza (ai tempi il casualismo non andava ancora di moda, il che significava che spesso qualcuno un pò troppo spavaldo nelle trasferte finiva irrimediabilmente per lasciarci la sciarpa, la bandiera ed i denti!). Iniziammo a camminargli dietro in fila indiana, quando uno dei nostri soci (un bravo ragazzo fondamentalmente, che in gioventù aveva una certa predisposizione alla sceneggiata…) si mise ad urlare frasi sconnesse al loro indirizzo. Questi mangiarono immediatamente la foglia, salirono in auto e schizzarono via come lepri. Mi girai verso di lui e stavo per dirgliene quattro, quando lo vidi con questa faccia deformata stile “incredibile Hulk” che prese a roteare la catena del lucchetto del suo motorino e la lanciò, mandandola ad infrangersi contro il lunotto dell’auto dei vicentini, i quali nonostante i pezzi di vetro che schizzavano da tutte le parti riuscirono a superare le auto in colonna ed a fuggire via… Il socio urlatore si era parzialmente riscattato con un lancio degno di un cecchino, ora però bisognava telare in fretta prima che arrivasse la polizia chiamata da qualche “anima buona” incapace di farsi i cazzi propri: iniziammo a camminare per le vie del ghetto, fermandoci in qualche bar a “far tappa”. Sfiorammo anche la rissa con alcuni ragazzi di sinistra (che trovammo fuori da un bar di Via dei Soncin) a cui qualche socio simpatizzante dell’estrema destra aveva rivolto qualche apprezzamento; non erano loro il nostro obiettivo ma la tensione era alta e la voglia di alzare le mani parecchia… Alle 18 ci presentammo al ritrovo davanti Ricordi: eravamo veramente in tanti, e la tensione era a livelli di guardia. Qualcuno qualche preda in giro l’aveva trovata, e non l’aveva risparmiata. Nessuna traccia invece del gruppo vicentino “motorizzato”, in compenso i ragazzi del comitato d’accoglienza di Chiesanuova avevano ricevuto la visita della Digos in bar che aveva identificato tutti gli avventori… Una settimana tutte le persone identificate in bar quel pomeriggio vennero diffidate! Col passare dei minuti iniziò a prenderci lo scazzo e verso le 19 parecchia gente iniziò a muoversi verso lo stadio, fra cui la nostra piccola banda. Il biglietto da visita che trovammo appena giunti all’Appiani fu una luce intensa che proveniva dal Foro Boario: da lontano sembrava come che qualcuno avesse acceso delle torce, poi man mano che ci avvicinammo scorgemmo la sagoma di una vettura (che immagino fosse targata VI) completamente avvolta dalle fiamme!

Se in centro la tensione si tagliava col coltello, l’Appiani sembrava zona di guerra! Mentre ci guardavamo intorno, vedemmo del movimento in Prato della Valle (all’epoca frequentato da balordi e tossicodipendenti) e notammo alcuni ragazzi che giocavano semplicemente a pallone con la testa di un pusher tunisino. In giro si udiva chiaramente il suono delle sirene. Decidemmo di entrare a mezzora dal fischio d’inizio, giusto per accorgerci che anche la Celere era parecchio carica: il solito modo di fare degli sbirri, che invece di stemprare le tensioni ci tengono a mostrarti i loro muscoli. E li mostrano sopratutto a chi non è in grado di reagire, come i ragazzini (Quanto rido ogni volta che ripenso alle loro espressioni timorose a Genova sotto il settore dei serbi!). Al momento della perquisizione prima dell’ingresso un mio socio si beccò uno schiaffo assolutamente gratuito: un ragazzo che non conoscevo ma che assistette alla scena si lasciò sfuggire un “Ma che cazzo fai?” nei confronti del celerino, e per tutta risposta venne circondato da due agenti che gli iniziarono ad urlare in faccia al malcapitato di ripetere ciò che aveva detto “Se hai le palle!” (Altro discorso molto opinabile). Ne nacque un piccolo parapiglia che venne sedato dalla Digos prontamente intervenuta. Era solo l’antipasto… A dieci minuti dall’inizio della partita lo stadio era ormai pieno, tranne il settore di Curva Sud ed il pezzo di gradinata riservato ai vicentini. All’arrivo delle prime avanguardie beriche si levarono subito i primi cori di scherno, seguiti da tutto lo stadio. Ricordo bene uno di loro nella curva sud deserta (il grosso della tifoseria vicentina doveva ancora arrivare) che si mise come a ballare ai nostri cori, per prendere per il culo: ho sempre avuto il dubbio che fosse il padrone dell’auto avvolta dalle fiamme che avevo visto nel prepartita, ed in quel caso sarei curioso di sapere se si era messo a ballare anche quando aveva visto il “trattamento” riservato al suo mezzo di trasporto!

I 1.700 berici giunsero all’Appiani alle 20,30 in punto, giusto in tempo per l’inizio della partita. In corteo si erano lasciati andare a qualche vandalismo, ma la questura era riuscita ad evitare qualsiasi contatto con noi. Quando arrivarono i vicentini, erano ancora in parecchi i nostri a stazionare fuori dallo stadio, ed un folto gruppo di nostri tentò un “approccio” a base di sassi e bottiglie. Ma la zona era veramente blindata, e le forze dell’ordine caricarono a fondo. Contemporaneamente la Digos diede ordine di chiudere i cancelli della Curva Nord e della Gradinata, forse per evitare un’uscita di massa dal settore; lasciando così all’esterno almeno 300 ragazzi regolarmente provvisti di biglietto. Fu “la scintilla che fece traboccare il vaso” (cit.), in quanto la voce si diffuse rapidamente, e se quelli rimasti fuori iniziarono a premere sui cancelli per entrare molti di coloro che erano già dentro lo stadio decisero di dar loro manforte. Ci fu una prima carica della celere in gradinata, giusto nei minuti iniziali della partita, ma questa volta gli agenti fecero molto male i loro conti perchè i ragazzi erano veramente avvelenati: per alcuni minuti volarono delle gran botte vicino al tunnel d’ingresso della gradinata, poi una decisa carica dei nostri costrinse la celere a fare dietro-front, uscire di corsa dalla Gradinata e chiudendosi il portone alle spalle. In tanti anni di stadio mi è capitato anche di vedere la Celere subire, compreso il “glorioso” reparto di Padova. Mai li avevo visti girare i tacchi ed abbandonare il campo. In quel frangente un celerino si beccò pure una coltellata. Credo sia sufficiente per spiegare l’incazzatura generale… Ovviamente fuori c’erano i famosi 300 ragazzi chiusi fuori, che non potendo assistere alla partita decisero di rifarsi su di loro: vennero ovviamente sparati dei lacrimogeni per disperdere la gente incazzata, ed assistemmo alla prima interruzione di gioco, visto che sia sulle gradinate che in campo gli occhi bruciavano a tutti, arbitro e giocatori compresi. Per gran parte del primo tempo l’attenzione della maggior parte dei presenti fu rivolta agli scontri in gradinata che non a quanto stava succedendo in campo. I vicentini nel frattempo avevano continuato a fare il loro tifo, e verso la fine della prima frazione di gioco esposero il primo striscione “Hell’s Angels Ghetto”, quello storico rubato da loro dieci anni prima. Dalla parte nostra ci fu chi decise semplicemente di andare a riprenderselo… attraverso il campo! La cancellata che divideva la gradinata dal campo venne divelta in pochi secondi e solo il pronto intervento delle forze dell’ordine presenti in campo evitò un’invasione che sarebbe stata clamorosa… Il secondo tempo venne interamente disputato con la celere schierata a bordo campo!

Il bilancio finale della giornata fu di decine di feriti ed oltre trenta fermi, ma la cosa non finì li. Gli incidenti in diretta TV nazionale fecero molto scalpore, e l’Appiani (già diffidato) venne squalificato per una giornata. La questura prese la palla al balzo per dare il giro di vite definitivo al “problema ultras” a Padova, con l’appoggio della stampa e di una certa parte dell’opinione pubblica. Il ritrovamento di due ordigni rudimentali non fece altro che peggiorare la situazione. Tre ragazzi furono arrestati, e trascorsero in carcere venti giorni. Decine di altri vennero denunciati a piede libero, ed i diffidati solo per quella partita furono quasi un centinaio. Da quel momento le cose cambiarono, e non poco: a Padova fino a quel momento i fermi venivano effettuati di rado, e si concludevano quasi sempre dopo una notte in carcere ed un passaggio davanti al giudice; inoltre le accuse erano quasi sempre le stesse: rissa, resistenza, danneggiamento, lesioni, oltraggio ed altri reati minori dettati più dall’esuberanza giovanile. Tre settimane in galera ed accuse come lesioni pluriaggravate, incendio doloso, fabbricazione di ordigni e devastazione erano tutto un’altro paio di maniche. Si decise per un gesto eclatante come lo scioglimento degli HAG, e da quel momento fu tutta un’altra storia: all’epoca la gente era ancora molto legata allo striscione, e quello striscione finiva bene o male per rappresentare tutta una tifoseria. Anche chi non bazzicava Piazza Cavour ma andava cmq in curva e si riconosceva dietro quello striscione. Lo scioglimento e la successiva svolta verso quello che veniva definito “tifo all’inglese” (per l’esposizione di bandiere e stendardi al posto dello striscione chilometrico che rappresentava un pò il modo di tifare “classico” delle curve italiane) fece perdere parecchia identità alla tifoseria. Il successivo passaggio dal catino dell’Appiani al freddo Euganeo avvenuto nei mesi successivi in seguito alla promozione in serie A, fu la mazzata finale. Qualcosa si ruppe, e tanta, troppa gente sparì nel nulla. Inoltre i controlli si fecero molto più scrupolosi, e le diffide negli anni successivi vennero sempre più spesso distribuite a pioggia. Gli ultras divennero un giro chiuso, e la curva finì col politicizzarsi, cosa che era impensabile negli anni dell’Appiani. Per superare questo trauma fu necessaria qualche stagione, e l’avvicendamento di nuove generazioni su quelle gradinate. La tifoseria cmq mantenne la sua fama di tifoseria tosta, anche se a mio modesto avviso non fummo più all’altezza degli anni successivi.

Fu la fine di un’epoca. Un giorno durante una birra fra amici avevo detto per scherzo ad un socio: “Il 26 marzo 1994 Berlusconi ha vinto per la prima volta le elezioni, e contemporaneamente Padova-Vicenza fu la fine dei vecchi HAG… tempi che cambiano!”. In realtà, ripensandoci, mi verrebbe da dire che qualche collegamento c’è, non direttamente con la nostra situazione, ma più in generale con quello che hanno vissuto in seguito i ragazzi delle curve di tutta Italia: se la prima repubblica aveva dovuto combattere col terrorismo, la seconda si è dovuta inventare sempre dei nuovi nemici per continuare a mangiare alla faccia del popolo! E così anche gli ultras sono diventati una categoria socialmente pericolosa. Chiaramente qui a Padova abbiamo sperimentato in anteprima ciò che avrebbero poi combinato a parecchi altri gruppi: repressione indiscriminata e nuovo stadio anti-tifo fuori dal centro cittadino! La cosa più triste è scoprire di essere delle cavie…

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