Questione di curriculum e di background

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Questo è un sito principalmente di ricordi, e questo tentiamo di fare anche in questi giorni difficili per il biancoscudo. Non vorremmo farci trascinare in polemiche con l’attuale dirigenza biancoscudata, anche e soprattutto perché è esattamente ciò che vogliono questi “personaggi”. Tuttavia di recente i nostri ricordi, la nostra memoria storica biancoscudata, è stata in qualche modo chiamata in causa: è successo domenica, nel corso della conferenza stampa tenuta dal presidente della società Iniziative Euganee s.r.l, il signor diego penocchio (il minuscolo non è casuale); il quale ha tenuto ad ammonire i padovani di non dimenticarsi mai quale è il loro “background” ed il loro curriculum sportivo… Bene, noi probabilmente andremo controcorrente, ed a costo di risultare antipopolari, dobbiamo ammettere che il signor penocchio ha ragione in pieno. Ci ha proprio preso: Padova non deve mai dimenticarsi qual’è il suo “background” calcistico ed il suo curriculum sportivo. E, dal momento che noi siamo un sito principalmente dedicato alla “memoria storica”, abbiamo il dovere di ricordarlo a tutti, anche perché molto spesso i primi a dimenticarsene sono gli stessi padovani.

Andiamo quindi a vedere il “background” calcistico di Padova, rigorosamente in ordine cronologico:

  • l’Associazione Calcio Padova nasce il 29 gennaio 1910 presso la sede della Rari Nantes Patavium, in Piazzetta della Garzeria. Nel 2010 ha quindi compiuto 100 anni, senza mai conoscere l’onta di un fallimento e quindi mantenendo di fatto la denominazione originale.
  • Il 20 febbraio dello stesso anno ha giocato la sua prima partita ufficiale, contro l’Hellas Verona.
  • Nella stagione 1913/14 ha vinto il suo primo Campionato Veneto di Promozione (ancora non esisteva la serie A a girone unico, e la Promozione di allora corrispondeva all’attuale serie B) ottenendo la promozione in Prima Categoria (la serie A del tempo)
  • Nel 1931/32, agli albori del campionato a girone unico, ha ottenuto la sua prima promozione in serie A
  • Nel 1949 costringe al pareggio all’Appiani il Grande Torino, che pochi mesi più tardi perirà tragicamente nello schianto di Superga. La partita finisce 4-4, con i biancoscudati a lungo in vantaggio per 2-0 prima e per 4-2 poi.
  • Nel 1951/52, nonostante la retrocessione in serie B, riuscì a compiere un’altra grande impresa superando il Milan per 5-2 all’Appiani.
  • Nel 1953/54, sotto la guida di Nereo Rocco, ha ottenuto una nuova promozione in serie A, che di fatto ha dato inizio agli anni d’oro del Grande Padova. Nei campionati successivi il Calcio Padova ha ottenuto nell’ordine un ottavo, un undicesimo, un terzo, un altro ottavo, un quinto ed un sesto posto nella massima serie.
  • Nel 1957/58 il Calcio Padova ha lottato a lungo contro la Juventus per la conquista del titolo, cedendo solo nelle ultime giornate dopo una serie di episodi sfavorevoli
  • Nel 1967 il Padova, pur essendo relegato in serie B, arriva a disputare la finale di Coppa Italia contro il Milan di Trapattoni e Rivera, persa per 1-0.
  • Nel 1980, in uno dei periodi più bui della propria storia, il Padova tiene fede al suo blasone vincendo la Coppa Italia di serie C dopo aver superato allo stadio Appiani per 4-0 la Salernitana. Sempre in quel periodo torna in serie C1 dopo aver disputato un paio di campionati di serie C2. All’Appiani c’era una media di 18.000 spettatori a partita, e nel giugno 1980 lo spareggio contro il Trento per salire in C1 (poi perso ai rigori) disputato allo stadio Bentegodi di Verona vide la partecipazione di 20.000 tifosi padovani!
  • Nel 1994 il Padova è ritornato in serie A dopo aver vinto lo spareggio di Cremona contro il Cesena. Nei campionati successivi ha ottenuto vittorie di prestigio contro avversari blasonati come Inter, Juventus, Milan, Napoli e Lazio.
  • Sono molti i calciatori illustri ad essere passati per Padova, e molto spesso ad essere anche lanciati dalla società biancoscudata nel grande calcio. Vale la pena ricordarli al signor penocchio: Silvio Appiani (giovane attaccante morto sul Carso durante la Prima Guerra Mondiale, a cui è dedicato anche lo storico stadio cittadino), i nazionale Annibale Frossi ed Alfredo Foni (entrambi campioni olimpici a Berlino nel 1936, il secondo anche campione del mondo nel 1938), Mario Perazzolo (anch’egli nazionale campione del mondo nel 1938), Kurt Hamrin, Sergio Brighenti; in epoca più moderna Demetrio Albertini, Angelo Di Livio, Antonio Benarrivo, Alessandro Del Piero (almeno questi li avrà sentiti nominare immagino, no?), Goran Vlaovic; e per finire in anni più recenti Stephan El Shaarawy, Giacomo Bonaventura e Mattia Perin. Ne tralascio volutamente alcuni, che mi si potrebbe dire che non sono stati lanciati dalla società biancoscudata, come per esempio Giuseppe Galderisi (che pure da queste parti ha lasciato un segno profondo), o Pippo Maniero ed Alessandro Bianchi che, pur avendo avuto una carriera di tutto rispetto, non hanno raggiunto i livelli degli altri nominati. Se invece parliamo di allenatori, su tutti spunta il nome di Nereo Rocco, inventore del cosiddetto “catenaccio”, che rivoluzionò il modo di giocare in Italia, e che negli anni ’50 trascinò il Padova al terzo posto in serie A per poi andare a vincere la Coppa dei Campioni al Milan.

Questo è il background calcistico di Padova, che non ci dobbiamo mai dimenticare. Se invece vogliamo parlare del curriculum sportivo della città, dobbiamo allargare per forza di cose il discorso ad altri sport, e qui l’articolo rischia di diventare veramente chilometrico. Ci limitiamo a citare giusto per essere brevi:

  • Il Petrarca Rugby, nato nel 1947 e vincitore di ben 12 scudetti e 2 Coppa Italia
  • La Pallavolo Padova, nata nel 1970 come Petrarca Pallavolo Padova e vincitrice nel corso della sua storia di una Coppa Cev (la Coppa Uefa della pallavolo), promossa in questi giorni in serie A1
  • Il Petrarca Basket, terzo in serie A nel 1965/66
  • Il Plebscito Padova femminile di pallanuoto, che attualmente milita nel massimo campionato
  • I Ghosts Padova di hockey, vincitori di uno scudetto nel 2003, una Coppa Italia ed una Supercoppa Italiana nel 2006 e secondi classificati nella Champions League 2003.
  • I Padova Saints di Football Americano, vincitori di un Silver Bowl nel 1992
  • La Gamma 3 Padova di calcio femminile, vincitrice di due scudetti nel 1971 e 1973 ed una Coppa Italia nel 1974
  • L’ Assindustria Padova, società di atletica vincitrice di ben 184 titoli nazionali singolari, 9 campionati a squadre maschili, 5 campionati a squadre femminili, 9 campionati a squadre maschili giovanili; e che nel corso della sua storia ha portato ben 134 atleti a vestire la maglia della Nazionale di atletica e 21 atleti juniores alle varie finali europee.
  • La Canottieri Padova, società di canottaggio nata nel 1909 (un anno prima del Calcio Padova!) e vincitrice di numerosi titoli nazionali.
  • Il Petrarca Scherma, nato nel 1968, capace di portare una miriade di atleti padovani alla conquista di medaglie olimpiche e titoli mondiali.
  • Fra gli sportivi padovani dobbiamo nominare la nuotatrice Novella Calligaris, il canottiere Rossano Galtarossa, gli schermidori Marco Marin ed Anna Ferraro, il tiratore d’arco Marco Galiazzo, i mezzofondisti Ruggero Pertile e Giovanna Volpato, il saltatore Giovanni Evangelisti, il pilota Riccardo Patrese, i rugbisti Mauro e Mirco Bergamasco… E ci scusiamo con tutti quelli che non nominiamo per mancanza di tempo o dimenticanza!

In conclusione, dobbiamo dare ragione al signor diego penocchio: non dobbiamo dimenticarci MAI il nostro background sportivo ed il nostro curriculum calcistico. Non se lo dimentichi mai nemmeno lui. E non si dimentichi in futuro di cambiarsi giacca più spesso, possibilmente scegliendo giacche decenti, e di presentarsi di fronte a degli interlocutori con la giusta lucidità fisica e mentale: il cattivo gusto nel vestire è indicativo di una persona che ha ben poco rispetto per se e per gli altri, ed ancora di più lo è il fatto di presentarsi ad una conferenza stampa in evidente stato confusionale e sonnolento. Non gli chiediamo di presentarci il suo background ed il suo curriculum aziendale solo perché sarebbe una cattiveria gratuita nei confronti di una persona con degli evidenti problemi, nonostante tenti senza successo di mascherarli con il linguaggio forbito, le citazioni erudite e l’utilizzo del latino… Se però decidesse di spiegarci cosa centra il Giano Bifronte con la nostra squadra, non sarebbe male!

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