Alibi per perdenti

DiegoPenocchio“Penso che gli Ultras fossero abituati troppo bene ai rapporti con la società. Io ho offerto la mia disponibilità, ma evidentemente questa non collimava con il loro pensiero e dalla seconda giornata ho sentito cori di protesta”. Parole e musica di Diego Penocchio, attuale presidente della società Iniziative Euganee srl, che sta portando il Calcio Padova alla rovina. Come possono vedere e ricordare tutti coloro che hanno memoria, è tipico di certi personaggi definiamoli così “creativi” (ma non certo vincenti) creare degli alibi per i propri insuccessi nell’ambiente circostante. Ora è colpa dei giornalisti, ora è colpa dei tifosi, ora è colpa degli arbitri.

Era così Viganò, è così Penocchio. Intrallazzoni lombardi, convinti forse che in Veneto tutti portino l’anello al naso. Ma così non è.

Ricordo proprio un precedente in questo senso, che ebbe come protagonista il brianzolo Cesarino Viganò nel 1999. Uno a cui il Padova deve molto, per esempio il fatto di averlo condannato a più di un decennio di serie C. Ma andiamo con ordine…

Era il 21 marzo 1999, primo giorno di Primavera. Il Padova ospitava il Modena all’Euganeo, in uno dei periodi più neri in assoluto della storia biancoscudata. La squadra stava scivolando mestamente verso la serie C2, la società semplicemente non esisteva, la tifoseria era evaporata. Pure a livello di curva non ce la passavamo troppo bene, fra diffide e smonamento generale, tanto che quel giorno fummo costretti a dare forfait di fronte alla quarantina di modenesi che alle 11 di mattina erano sul piazzale della nostra curva per un civile scambio di opinioni. Niente da fare, non erano proprio tempi.

Per la cronaca i modenesi quel giorno erano circa 350, un numero che nel silenzio dell’Euganeo risaltava alla grande. Intorno a loro forse mille spettatori scarsi. In curva nostra saremo stati si e no un centinaio, sparsi dietro lo striscione “Addetti Sottosequestro”. Desolazione totale. Di fronte alla noia mortale che era quella giornata, mi perdevo a guardare un giovane modenese accovacciato sotto il gruppo che cantava, pareva collassato, quando mi squillò il cellulare: era la chiamata di un amico che non poteva esserci allo stadio. La prima cosa che sentì erano i cori in sottofondo, e mi disse: “Ma… avete ricominciato a fare il tifo?”. “Magari! Quelli che senti sono i modenesi…”. Dopodichè chiudemmo la conversazione, captai anche un pizzico di delusione nelle sue parole. In fin dei conti, a nessuno piace l’atmosfera da funerale allo stadio.

Atmosfera che non sfuggì nemmeno a Viganò, l’alter-ego brianzolo del bresciano Penocchio. Un altro che si sapeva far ben volere dall’ambiente. E che, incurante del fatto che fosse lui la causa principale di quell’atmosfera, e con una buona dose di cinismo e faccia di culo, a fine partita se ne uscì con una frase che rimase nella storia:

“Oggi sembrava proprio di giocare a Modena, a volte sembra che noi i tifosi non li abbiamo…”.

Non fu nemmeno l’unica uscita in questo stile di Viganò, ma è una delle più famose. Di sicuro, un buonissimo alibi per lui: quel periodo non servì ad allontanarlo da Padova, tutt’altro! Fece si che, nell’indifferenza generale, lui potesse continuare a spolpare indisturbato una società sana, prima di andarsene lasciando qui le macerie, e l’incombenza di ricostruire prima ad Alberto Mazzocco e poi a Marcello Cestaro.

Penocchio le macerie le sta creando. Quando gli è stato chiesto un confronto (Padova-Latina) aveva il mal di pancia, però continua a dirsi “disponibile”. Disponibile a fare cosa, di grazia? Vuole forse dare una mano nel montare gli stand di Appiani in Festa?

Lancio un monito a tutti i tifosi biancoscudati: non abbandonate mai il Padova, nemmeno nei momenti più bui che ci saranno nei prossimi mesi ed anni! Lo stadio vuoto, il silenzio, l’assenza di tifo sono per personaggi di questo calibro degli ottimi alibi. E soprattutto non li danneggiano (nemmeno economicamente, dal momento che ormai le società hanno ben altre entrate che non i biglietti dello stadio), anzi sono una rottura di coglioni in meno! La soluzione giusta per conto mio è quella di continuare ad andare allo stadio, magari anche incazzati, magari pronti a fargli sentire il fiato sul collo. Rendergli la vita impossibile. Ma non disertare, questa non può essere la soluzione giusta…

In attesa delle prossime lamentele di un presidente perdente…

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