7 marzo 1999: Siena away

SIENADal momento che il Padova sta andando di merda, credo sia il caso di ricordare altri momenti di merda. Così, giusto per non perdere l’abitudine. E sperando che serva da stimolo, come a dire: abbiamo vissuto anni e situazioni peggiori, ma ne siamo sempre venuti fuori… Uno di questi “bei” momenti corrisponde sicuramente alla trasferta di Siena, la mia prima volta a Siena, nella stagione 1998/99. Sono passati già 15 anni da allora, da quel 7 marzo 1999 che

convinse il sottoscritto ed altri tre soci dell’epoca a mettersi in viaggio per la bellissima cittadina toscana. Ma siccome a noi “viaggiatori del pallone” le bellezze locali sono sempre interessate fino ad un certo punto (e semprechè si parli di bellezze in carne ed ossa…), ecco che finimmo nell’unico contesto veramente squallido che la Città del Palio poteva offrire nel 1999: lo stadio comunale Artemio Franchi!

In quel periodo avevo perso parecchio entusiasmo rispetto ai miei primi anni di stadio, in primis per l’andamento societario e della squadra, poi anche per il fatto che quasi tutti i miei amici con cui avevo condiviso la passione biancoscudata all’inizio della mia avventura sugli spalti si erano persi per strada fra discoteche, morose, lavoro e studio. Ma anche per l’andamento della tifoseria, che credo che mai come quell’anno abbia toccato il fondo a livello numerico e partecipazione.

Era l’epoca di Viganò, era il periodo in cui uno sparuto manipolo di tifosi biancoscudati girava l’Italia con il solo striscione “Addetti Sottosequestro”. Possiamo tranquillamente dire che a livello di tifo organizzato qui a Padova non c’era più nulla o quasi: nelle partite in casa ci posizionavamo nell’anello superiore dell’attuale Fattori (oggi chiuso per palese inutilità), dal momento che ancora non avevano costruito all’Euganeo quel capolavoro architettonico che è la Curva Sud (da me ribattezzata “Curva Monte Venda” per l’ottima visuale panoramica e la vicinanza al campo, oltre che per il clima “particolare” e le temperature assurde che si raggiungono sia col caldo che col freddo). E nella stagione 1998/99, trascorsa quasi sempre in silenzio, raggiungevamo a stento il centinaio di unità, rigorosamente sparse e silenziose. In trasferta ci si poteva contare sulle dita delle mani. A tirare le fila fuori casa erano rimasti solo i ragazzi della Juventude, più che mai il gruppo emergente di quel periodo. Ragazzi ottimi e volenterosi, casomai era il resto della tifoseria che latitava…

Qualche cane sciolto come il sottoscritto si aggregava di volta in volta, ma sempre pochissima roba. In quel campionato le due partite a Pistoia ed in casa contro il Cittadella avevano portato in seno alla curva l’ennesima nevicata di diffide. Diffide di un anno, una passeggiata rispetto ad oggi, ma tanto bastò per “tirare giù il bandone”, come si dice. Più o meno dal mese di ottobre, la curva era spoglia e silenziosa, in guerra aperta contro la società, e finì inevitabilmente con l’essere abbandonata anche dagli ultimi irriducibili che avevano superato il cambio di stadio e l’arrivo di un delinquente come Viganò alla presidenza. Era rimasto uno zoccolo duro risicatissimo, che tentava di tenere in vita per quanto fosse possibile il movimento ultras a Padova, fra contestazioni, repressione e tante altre cose che avevano portato all’autodistruzione di quella che qualche anno prima era una delle tifoserie più calde d’Italia. Ovviamente in questa situazione, di ricambio generazionale neanche a parlarne (ed è il motivo principale perché oggi ci manca un’intera generazione in curva).

Tutto questo dovrebbe spiegare perché in quella trasferta di Siena ci muovemmo in 27. Ed eravamo pure contenti, dal momento che eravamo qualcuno di più del solito (Nello stesso campionato, per dirne due, a Carrara eravamo in dodici ed a Como una decina scarsa!). Oggi credo che in Fattori si sia ricostruito molto, e sono convinto che, a prescindere dal destino che attende il Calcio Padova nei prossimi anni, difficilmente ci ritroveremo ad affrontare una trasferta come Siena (che fra l’altro era pure uno scontro diretto per non retrocedere) in meno di 70-80 unità; facendo la stima più pessimistica possibile ed ipotizzando il momento peggiore in assoluto per i biancoscudati e la tifoseria. Ma in quel periodo si era rotto qualcosa, e da questa situazione non si scappava…

Appuntamento per tutti era all’Ipercity di Albignasego, ma io non ci andai. Non avevo semplicemente in programma di andarci. Una settimana prima mi ero lasciato con la ragazza (niente di che, una delle tante storielle giovanili) e la sera prima mi ero sfondato di alcool (Non bevevo per dimenticare, ero stato semplicemente al Matilda con gli amici!). Ero tornato a casa capovolto alle cinque di mattina, quando alle nove mi ero sentito suonare il campanello: era un mio socio in ghingheri (“ghingheri” che in questo caso sarebbero bomber e sciarpetta da trasferta, altra cosa rispetto all’abbigliamento da boutique che oggi si sfoggia nelle curve) che era passato a prendermi “se per caso volevo andare a Siena con loro”… “Abbiamo pensato di fare un salto, mal che vada ci facciamo due risate e trascorriamo una giornata diversa dal solito…”. Io di ridere non ne avevo proprio voglia, anzi avevo una voglia matta di andarmene a letto, dormire fino alle tre e poi vegetare fino a sera sul divano davanti la televisione come spesso capitava nei “day after” rappresentati dalle mie domeniche pomeriggio.

Già, vegetare sul divano di casa… Non era il massimo, ma la domenica per conto mio ha sempre avuto molto poco da offrire, ed il calcio era pur sempre un’ottima alternativa al nulla… E poi in quel periodo di trasferte ne facevo veramente poche, ed un po’ tutto mi mancava… Non so perché, in un contesto del genere e pur avendo ben presente lo squallore che mi sarei trovato davanti, decisi di partire! E non mi curai nemmeno delle quattro ore scarse di sonno che avevo in corpo (Eh, beati i miei vent’anni…). E’ da queste cose che capisco di non essere completamente normale!

Partimmo da Padova che era una bella giornata di sole, un po’ come è stata oggi: il classico anticipo di Primavera. Ma già verso Ferrara notammo dei nuvoloni preoccupanti sopra la nostra testa, ed a Bologna ci ritrovammo nel bel mezzo di un acquazzone in cui era molto difficile andare avanti, anche per un guidatore esperto di camion come il nostro pilota! Come tutti i gruppi che si rispettino, anche noi avevamo un punto di riferimento: il più vecchio dei quattro, che in quegli anni aveva girato l’Italia molto più di me per il pallone, e che fungeva da “navigatore” nonostante la sua naturale propensione ad incasinare sempre il tutto. Qualche anno prima in occasione di un Milan-Padova a San Siro, “forte dei suoi quindici anni trascorsi con le Brigate Rossonere sez. Veneto” (Padova è sempre stata un feudo milanista, purtroppo, e non mancavano in passato i tifosi dalla doppia fede che spesso alternavano le due cose, mentre oggi per fortuna sono molto meno…) ci portò dritti dritti sotto la Curva Sud mentre Fossa e Brigate si accingevano a portare dentro lo stadio il materiale. Nessuno ci toccò, ma più di qualcuno di noi lo mandò a cagare sonoramente. Bene, quel giorno in viaggio per Siena se ne uscì con un’altra massima delle sue: “Tranquilli, ho guardato le previsioni del tempo: in Toscana danno sole e temperature primaverili fino a dopodomani!”. Mi toccai subito le palle. Ed infatti a Firenze trovammo addirittura la neve!!!

Giungemmo a Siena che pareva una domenica di dicembre: freddo, e qualche fiocco di neve mista a qualche goccia d’acqua. Non così tanta da essere insopportabile ma abbastanza da recare fastidio. Girammo un po’ per trovare lo stadio, e finimmo in un bar della zona. Mancava un’ora e mezza all’inizio della partita, ed altre macchinate di padovani iniziavano ad arrivare, finendo inevitabilmente nell’unico bar aperto in zona stadio. Di sbirri nemmeno l’ombra, a parte due vigili urbani che guidavano una comitiva di turisti tedeschi. Insomma, a prima vista sembrava proprio che quel giorno allo stadio di Siena non fosse in programma alcuna partita di calcio! Alcuni abitanti del luogo si facevano la passeggiata domenicale (peraltro in una domenica praticamente perfetta a livello climatico per una passeggiata all’aria aperta!) in bici da corsa, con tutto l’abbigliamento da ciclista professionista! Ovviamente per ingannare il tempo ci mettemmo a sfotterli, ed un noto personaggio della curva gli coniò il coro: “E noi che siam nazisti bruciamo anche i ciclisti!”.  Il coro attirò l’attenzione di qualche tifoso locale, che ci notò, ed andò a chiamare rinforzi. Inizialmente non ci demmo troppo peso, ma dopo cinque minuti una ventina di senesi erano radunati fuori dal bar a guardarci storto. Non apprezzavano ovviamente la nostra intrusione, ma erano in quella situazione interlocutoria di chi si chiede “Partiamo o non partiamo?”, tipica di quando il tuo numero è inferiore a quello degli avversari…

Dal canto nostro uscimmo dal bar per capire la situazione. Non ci eravamo mai incontrati con loro, ma erano pur sempre toscani, regione con cui non è mai corso buon sangue a Padova. E poi sticazzi, avevamo pur sempre davanti un gruppo avversario in trasferta, probabilmente ci sarebbe toccato menare le mani! Ci fu qualche attimo di indecisione da una parte e dall’altra, poi uno dei più vecchi del nostro gruppo e dei più in vista in curva, prese l’iniziativa e si avvicinò a loro, chiedendogli con aria quasi divertita: “Ma c’è astio, ragazzi?”. I senesi lo guardarono, si guardarono, ed uno di loro chiese agli altri: “Ma… c’è qualcuno di noi che si chiama Astio?”. “Manco nei film di Lino Banfi…”, pensai fra me e me…

Uno di loro si fece avanti spiegandoci che eravamo nel loro bar punto di ritrovo abituale, ma gli venne spiegato che ci trovavamo li per puro caso (effettivamente era l’unico bar aperto in zona, e non sapevamo che era il bar dei senesi) e non era nostra intenzione attaccar briga: “A tutt’oggi noi siamo decimati dalle diffide, abbiamo una squadra di merda ed una società peggio… siamo qui solo per fare presenza ultras!”. Un’altro senese ci fece notare che in occasione della loro trasferta a Cittadella all’inizio dello stesso campionato alcuni “Ultras del Padova” gli avevano dato fastidio ed avevano tentato di aggredirli, al che in molti cascarono letteralmente dalle nuvole: effettivamente in quel periodo alcuni ragazzi della nostra provincia avevano cominciato a seguire il Cittadella con una certa costanza (tanto che formarono pure un gruppo, in una realtà in cui prima di quell’anno il tifo organizzato praticamente non esisteva o era molto ridotto); alcuni li conoscevo, erano anche bravi ragazzi fondamentalmente (nel senso proprio di “brave persone”), ma di ultras non avevano nulla per conto mio. E difatti spesso si divertivano a provocare le tifoserie avversarie presenti al “Tombolato” ostentando materiale del Padova. Tuttavia gli Ultras Padova non centravano assolutamente nulla con le loro iniziative e non potevano essere responsabili dei loro comportamenti… Alla fine prevalse il disinteresse, e lo stesso ragazzo di Padova che aveva iniziato il discorso lo concluse dicendogli che noi con quelli di Cittadella non centravamo assolutamente nulla e non volevamo aver niente da spartirci, che non era nostra intenzione provocarli andando nel loro bar e che di fatto non ci interessava scontrarci con loro, fermo restando che se avessero voluto scontrarsi noi eravamo eventualmente pronti e disponibili. Gli ribadì inoltre che l’unico scopo nostro di quella giornata era fare la nostra presenza, per gli Ultras Padova, e nient’altro. A questo punto i senesi ci augurarono un “Buona partita!” e se ne andarono nel loro settore, noi nel nostro dopo aver preso i biglietti (era ancora possibile in quegli anni recarsi in trasferta senza acquistare il biglietto in prevendita).

Quell’anno il Siena lottava per non retrocedere assieme al Padova: loro si sarebbero salvati ai playout e quell’estate sarebbe arrivata la società che gli avrebbe fatto spiccare il volo verso la serie B (conquistata appena un anno dopo) e la serie A negli anni successivi. Noi saremmo sprofondati in C2. La partita poteva tranquillamente definirsi uno scontro salvezza, ma il contorno assomigliava di più a quegli incontri di fine campionato che vengono giocati giusto per le statistiche e non contano più nulla per nessuna delle due squadre impegnate: noi, come già detto, eravamo in 27 col consueto striscione “Addetti Sottosequestro” (unico vessillo presente in quel campionato) che stendemmo sulla neonata curva ospiti… Fino a pochi mesi prima infatti gli ospiti venivano posizionati a vedere la partita in un terrapieno, che in quella stagione era stato ricoperto con una struttura fatta di lamiere e tubi innocenti. In tutto lo stadio ad occhio e croce saranno stati presenti forse meno di mille spettatori. Nella loro curva i senesi, o meglio il gruppo di senesi in piedi che canticchiava, sembravano meno di noi: per ingannare il tempo mi misi a contarli, e ne contai 22! In pratica il gruppetto che ci eravamo trovati fuori dal bar era tutta la loro curva! Un anno più tardi, in piena corsa per la serie B, li ricordo a Cittadella in 6-700, tanto per dire come vanno le cose al mondo… Quel giorno tuttavia mi accorsi che noi eravamo pure messi male, ma c’era chi stava molto peggio. Dalla parte loro, il fatto che cantavano e tentavano almeno di dare un tocco di colore a quello stadio; mentre noi eravamo in silenzio e passammo più il tempo a beccarci col pubblico della gradinata, che si dilettava a rompere i coglioni secondo tradizione tipica degli stadi toscani.

Sul campo il Padova andò in vantaggio con Pergolizzi, ma si fece rimontare ed uscì sconfitto per 3-1 contro una squadra tutt’altro che irresistibile. Allora come oggi avevo la sensazione che alcuni nostri giocatori si vendessero le partite. Verso la fine della partita gli unici nostri due cori, contro l’allora presidente Viganò, dopodiché ce ne uscimmo per tornare a casa. Personalmente cominciò a scendermi la stanchezza, ed iniziai a sentire le quattro ore di sonno. Il viaggio di ritorno tuttavia fu un odissea: mi addormentai poco dopo Firenze e mi risvegliai al buio, in mezzo ad un’autentica bufera di neve e ghiaccio. Sembrava uno scenario da film horror (qualcosa del genere l’avrei rivisto qualche anno dopo tornando da Grosseto… dev’essere qualcosa che c’è da quelle parti!). Ma la cosa veramente terrificante era che alla guida si era messo il più anziano del gruppo, colui che durante il viaggio d’andata aveva gufato alla grande a proposito del tempo che avremmo trovato in Toscana: egli, oltre a tenere una velocità media di 70 chilometri all’ora in autostrada, aveva avuto anche la bella pensata di uscire ad un certo punto “per vedere se trovava qualche strada alternativa e più percorribile”, facendoci ritrovare in qualche stradina dispersa in mezzo all’Appennino ed alla bufera. Ad un certo punto temevo che dal bosco uscissero i lupi a rincorrerci, da tanto fuori dal mondo che eravamo. Da quel giorno mi sono sempre rifiutato di salire in macchina se guidava lui, piuttosto mi offrivo di guidare io! Per la cronaca tornammo a casa solo verso le 22, e quasi mi trovai a rimpiangere la domenica sul divano…

Cari tifosi biancoscudati, se siamo sopravvissuti all’epoca, Penocchio e Valentini ci faranno giusto un baffo!

N.B. Non ho trovato foto del settore ospiti di quella partita, e non ne ho nemmeno cercate. Ho pensato di risparmiarvi lo squallore. Preferisco mettere una splendida immagine di Piazza del Campo, in fin dei conti Siena offre molto di meglio rispetto a ciò che trovammo noi…

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