Nell’occhio del ciclone

DittaturaUltrasDopo Latina la nostra tifoseria è finita nell’occhio del ciclone. O meglio, hanno fatto di tutto per tirarcela dentro. E’ successo infatti che al termine della partita i nostri “eroi” sono stati invitati gentilmente a togliersi di dosso una maglia che non sono degni di indossare, loro senza discutere hanno obbedito e le hanno posate a terra. Nessuna violenza, nessuna minaccia, niente di niente.

Ma siccome in Italia la lobby dei nullafacenti è molto forte, ecco che sono venuti fuori i vari “soloni” a montare il caso: prima il Processo del Lunedì, poi Tiky Taka (o come caspita si scrive, non conoscevo nemmeno l’esistenza di questa trasmissione prima di ieri…), infine il Giudice Sportivo Palazzi che per prendere una decisione su Carpi-Padova (sospesa ad agosto per un problema alle luci dello stadio) ci mette quattro mesi, ma per aprire un fascicolo su un reato inesistente ci ha messo due giorni. Ed a poco sono serviti tutti i tentativi da parte di dirigenza, giornalisti locali ed addetti ai lavori di riportare il caso alla sua giusta dimensione: una normale richiesta di quei tifosi che fino a prova contraria sono i veri “padroni” di quella maglia. E se non ci credete, provate a togliere i tifosi dal calcio, e capirete che tutto il business non sta in piedi…

Ad ogni modo non sono qui per commentare un “caso” talmente montato e ridicolo che si commenta da se. Dico solo che non è la prima volta che la nostra tifoseria si trova “nell’occhio del ciclone”, ossia sulle prime pagine dei giornali e delle trasmissioni sportive nazionali. Tanto che chi non ci conosce potrebbe pensare che siamo la Banda della Magliana. Ma andiamo a rimembrare tutte quelle occasioni in cui i pennivendoli italici ci hanno degnato dell’onore di metterci al centro dei loro pensieri…

Ad essere onesti, fino alla metà degli anni ’90 nei fatti di cronaca, la tifoseria biancoscudata passava abbastanza inosservata. Forse perché si tendeva a dedicare agli incidenti da stadio il giusto spazio (un paio di righe al massimo) ed a non enfatizzare troppo. I più vecchi ricordano una prima pagina della Gazzetta dello Sport che titolava “Guerriglia a Padova!” in occasione dei tafferugli al termine della partita col Parma nel 1985/86, ma fu poca roba. Altre partite bollenti come le trasferte di Trieste 1988 o Cremona 1991 vennero trattate come robetta. Perfino il derby col Vicenza nel 1994, sospeso in diretta tv per gli incidenti, ebbe alla fine dei conti molto meno risalto rispetto a fatti infinitamente meno gravi accaduti negli anni successivi. La stampa locale ne parlò per settimane, le istituzioni si mobilitarono, la repressione che si abbattè sugli HAG fu in qualche maniera pilotata “ad arte”, ma la stampa nazionale si occupò ben poco del fatto.

Ma fu sempre un derby col Vicenza a far parlare i media nazionali. Questa volta disputato però al Menti. Era il settembre 1995: verso il termine della partita Otero segnò il gol della vittoria per i berici, nacque qualche tensione fra i settori locali e la curva ospiti, niente di eccezionale… Senonchè la Celere decise di intervenire, con una carica nel cuore della curva che coinvolse tutti: ultras, semplici tifosi, uomini, donne, bambini… Vennero pure sparati dei lacrimogeni, una guerriglia senza senso per una situazione che poteva benissimo essere gestita con tranquillità (ma il termine “tranquillità” sappiamo bene che non appartiene a certi esaltati in uniforme col manganello facile…). Gli incidenti ebbero grosso risalto sia a livello locale che a livello nazionale: da una parte chi si schierava “senza se e senza ma” con le forze dell’ordine (lo sappiamo bene che schierarsi sempre col più forte è uno sport tipicamente italiota, e funziona bene per alcuni!), dall’altra chi si poneva delle domande di fronte alle lamentele di tifosi pacifici e tranquilli… Novantesimo minuti diede un bel po’ di risalto agli incidenti, che poi vennero replicati anche dalla Domenica Sportiva. Ma a rompere gli indugi ci pensò nientepopodimenoche l’illustrissimo “Processo del lunedì”, condotto dall’altrettanto illustre Aldo Biscardi. In quel periodo infatti, il pupazzo con i capelli arancioni (niente di personale, considero Biscardi un genio per essere riuscito a spacciarsi per giornalista quando non conosce nemmeno l’italiano, a mettere in piedi una trasmissione sul calcio di cui non ci capisce una mazza, ed a farla seguire per trent’anni da milioni di telespettatori quando dice solo boiate… il genio dei pupazzi, appunto!) si era prefissato di “dare un gondribudo dederminande alla lodda gondro la violenza negli staddi”, ed in occasione di tafferugli sugli spalti cominciò a puntare le telecamere, mettendo le immagini alla moviola, cerchiando i protagonisti di rosso e consegnando poi la videocassetta al questore di turno (che si prestava perfino a questa pagliacciata! Come sono contento che la mia sicurezza sia nelle mani di queste persone!). Così fece in occasione di Vicenza-Padova, così fece qualche mese più tardi in occasione di Juventus-Fiorentina. I viola non gradirono la cosa, e coniarono appunto per lui l’appellativo di “pupazzo dai capelli arancioni” (“Aldo Biscardi eterno pupazzo, capelli arancioni, testa di cazzo!”), mentre i nostri reagirono con la consueta indifferenza… Non so dire se i viola ebbero delle conseguenze grazie ai filmati di Biscardi, quello che so per certo è che col video nostro si pulirono il deretano, dal momento che provvedimenti in merito non ne arrivarono (ed erano anni in cui, almeno qui, diffidavano già senza troppi complimenti!).

Di ben altro tenore furono le polemiche che travolsero la tifoseria due anni più tardi, in uno di quei casi in cui i giornalisti italiani sguazzano come porci nel fango: razzismo! Un parolone che riempie bene la bocca e le pagine dei giornali! Successe infatti che l’allora presidente Viganò (un’altra bella persona…) tesserò due giovani giocatori nigeriani (o erano ghanesi? Boh…), tali Mohammed e Garba, e la cosa non piacque alla curva, ai tempi apertamente schierata a destra che lo fece capire con dei cori nelle partite contro Brescia e Cesena. Nacque un autentico putiferio: del caso se ne occuparono tutte le testate sportive giornalistiche e televisive nazionali, dalla Gazzetta dello Sport a Supertifo (addirittura…) passando pure per Dribbling, che ebbe l’ardire di presentarsi in centro con le telecamere, rimediando dei sonori calci in culo. Ci fu anche chi tentò di cavalcare mediaticamente il “caso”, come un noto personaggio legato ad ambienti dell’ultrasinistra, che in quello stesso campionato cercò di mettere in piedi una pagliacciata di manifestazione anti-razzista all’Euganeo (Aveva annunciato 5.000 presenze da parte dei centri sociali del Nord Italia, giunsero meno di 400 persone, e probabilmente da li cominciò a rendersi conto che il calcio non era il suo ambiente…). Ovviamente a cotanta grazia anche la questura locale doveva in qualche maniera rispondere, risposta che arrivò sotto forma di diffida quinquennale per un noto esponente della curva, e di divieto di introdurre megafoni all’interno dello Stadio Euganeo (come se i cori non si potessero lanciare a voce…) fino al termine di quello stesso campionato…

Nel 1998 in occasione della trasferta di Pistoia scoppiarono incidenti nel prepartita fra i tifosi biancoscudati al seguito e le forze dell’ordine (anche se vedendo come gestirono la situazione quel giorno sembravano più “forze del disordine”…). A dire la verità non mi sembravano scontri molto più cruenti di altri a cui avevo assistito. Undici poliziotti però si fecero repertare, e la cosa ebbe ampio risalto mediatico nei tg della sera. Già mentre eravamo di ritorno ricevetti la telefonata dei parenti che mi chiesero se stessi bene. Nei giorni successivi si scatenò la stampa locale. Una campagna mediatica che portò in seno alla curva un bel gruzzolo di diffidati, e qualcuno che poi pagò anche a livello giudiziario. Dopo quel campionato finimmo per un paio di stagioni in C2, e nessuno o quasi si ricordò del Padova. Ci pensammo noi tifosi a ridestare la memoria.

Il 23 dicembre 2000 tornai dalla trasferta di Trieste stanco e provato dopo una giornata di delirio collettivo. Mia mamma mi chiese se ci fossero stati casini, ed io risposi che tutto era andato liscio come l’olio, dopodiché mi recai in camera mia. Mi venne a chiamare lei stessa: “Per fortuna che tutto era andato liscio come l’olio! Vieni vieni…”. La seguii in cucina: sullo schermo di TG5 il faccione di Mentana che stava dicendo che “quello fra Triestina e Padova doveva essere il derby dell’amicizia (!?!) in onore del grande Nereo Rocco, ma purtroppo la partita è stata funestata da gravi incidenti accaduti al fischio finale, con protagoniste purtroppo negative le due tifoserie…”. Subito le immagini si spostarono sul campo, con le immagini dell’invasione di campo finale, e dei Babbi Natale (quel giorno, in piena goliardia natalizia, avevamo distribuito centinaia di berretti da Babbo Natale alla partenza) che prendevano ad astate i poliziotti. Ad un certo punto l’immagine si spostò su un ragazzo che conoscevo molto bene, feci finta di niente ma ci pensò mia madre a mettermi di fronte alle mie responsabilità: “Ero ciò, ma questo no ze el to amico che ze vegnù qua co ti a torse le foto?”. Ancora oggi mi domando come abbia fatto mia madre, che ormai è quasi cieca, a riconoscerlo dalle immagini televisive, ma tant’è…

Lo stesso anno fummo protagonisti di altre due belle scazzottate, accadute ad una settimana di distanza l’una dall’altra: se a Mestre la cosa passò abbastanza sotto silenzio (forse per coprire le responsabilità della polizia, che quel giorno aveva voluto “tastare” su di noi i lacrimogeni al CS che poi avrebbero impiegato su larga scala al G8 di Genova pochi mesi più tardi), a Legnano le immagini fecero il giro d’Italia. Erano i primi anni di internet, e la rete diede un contributo determinante nella diffusione delle stesse. Posso immaginare i pensieri di altre tifoserie nel vedersi 50 pazzi che vanno in trasferta e che piantano una gazzarra degna di gruppi molto più numerosi e blasonati. Ma le vere risate furono il lunedì, nel corso della consueta puntata di “Calcio in chiaro” condotta dall’inappuntabile Giorgio Borile, alla presenza di molti altri “pezzi grossi” della stampa sportiva patavina come Ciccio Edel e Fantino Cocco. Risate che mi feci grazie all’intervento telefonico (non previsto, forse per questo ancora più bello) di tre volti noti della curva, che in pratica fecero chiudere l’argomento con un paio di battute. Ricordo ancora oggi l’espressione basita della buonanima di Fantino Cocco mentre l’interlocutore telefonico gli spiegava che “A quindici anni c’erano quelli di venti che allo stadio si menavano, a vent’anni ero uno di quelli che menava, adesso che ne ho trenta ci sono nuovi ragazzi di vent’anni che si menano. E’ così. Non ci potete fare niente”…

Col ritorno in C1 in una domenica di inizio settembre ci recammo a Carrara, in quella che sulla carta doveva essere una delle trasferte più tranquille del campionato. Invece fu una battaglia, di cui racconterò i particolari in un’altra occasione. Anche questa volta finimmo sulle prime pagine di tutti i giornali, e sui tg nazionali: era infatti la domenica successiva alla strage delle Torri Gemelle, e la Lega Calcio aveva deciso di ritardare l’inizio delle partite di mezzora proprio in segno di lutto. Le solite stronzate che non centrano nulla col mondo del calcio (con tutto il rispetto per la strage), ma che lo stesso mondo del calcio utilizza per pulirsi una coscienza troppo sporca. Come se non bastasse, proprio poche settimane prima erano entrate in vigore le nuove leggi “anti-ultras” che prevedevano l’arresto in flagranza differita ed il Daspo fino a tre anni. Ovviamente a stampa e polizia si presentò un’occasione più unica che rara: da una parte la possibilità di riempire un po’ di pagine dei giornali per far capire che nuove leggi restrittive erano più che mai “necessarie”, dall’altra quella di passare alla storia come la prima questura in Italia ad applicare il nuovo decreto. Due ragazzi vennero arrestati appunto “grazie” alla flagranza differita, altri due si resero latitanti per un po’ di giorni, e 14 vennero diffidati con durate alterne. Ma l’impatto mediatico e personale per molti fu brutale, tanto che per la prima volta in assoluto sentii gente dello zoccolo duro chiedersi seriamente se “ne valeva la pena”. Qualcuno finì anche col darsi la risposta più ovvia… Qualcun altro seguì l’iter processuale, e dopo un anno sette delle quattordici persone coinvolte vennero giudicate innocenti, si videro togliere le diffide e fecero di fatto sgonfiare l’intera questione.

Un anno più tardi, trasferta a Treviso di lunedì sera: la celere quella sera era parecchio nervosa, e fece di tutto per scaldare gli animi. Ad un certo punto un ragazzo fece cadere erroneamente una lastra di vetro del bar del settore ospiti, la polizia intervenne e lo portò via. Molti andarono per tentare di liberarlo, e per tutta risposta ci trovammo un intero reparto celere in curva che partì a manganellate verso chiunque. Bisogna tener presente che il settore ospiti era gremito, e che in molti tifosi normali si ritrovarono schiacciati e furono presi dal panico per la situazione. Il giorno successivo ci pensò nuovamente il buon Mentana a regalarci il nostro momento di notorietà sul TG5. La vicenda (che nell’immediato portò al fermo di due ragazzi) si concluse anni dopo con l’assoluzione dei ragazzi coinvolti, e con l’obbligo per la polizia di risarcire 2.000 euro ad uno di essi.

Nel 2004 un nuovo “caso di razzismo” andò a scuotere le anime belle: in occasione della trasferta di Lumezzane infatti il giudice sportivo optò per la squalifica dell’Euganeo a seguito dei cori razzisti che si sarebbero levati dal settore occupato dagli ultras biancoscudati verso un giocatore di colore della squadra avversaria. La cosa finì questa volta addirittura fra le notizie di un altro TG “guru” dell’informazione italiota come Studio Aperto. Fra le altre cose, venne intervistato anche Davide Sinigaglia, ex biancoscudato che non si fece troppi scrupoli nello sputare sul piatto in cui aveva mangiato fino all’altro giorno. Ovviamente il “caso” era talmente fondato che la squalifica rientrò quasi subito…

Negli anni successivi la sempre maggiore diffusione di internet fece si che le notizie girassero molto di più. Le reazioni della stampa “classica” però sono sempre andate un po’ a seconda del momento. Ad esempio, in occasione degli scontri contro la Reggiana nel 2005 e lo Spezia l’anno successivo, le notizie vennero riportate anche sui media nazionali, ma senza eccessivo clamore, mentre la stampa locale si scatenò per bene. Idem dicasi per altri casi più o meno presunti di “razzismo”, che col tempo iniziarono a fare sempre meno clamore (forse perché di quello che scrivevano i giornali ce ne fottevamo). Ciò che invece fece molto rumore, fu l’arresto a San Valentino del 2008 di dieci ultras biancoscudati colpevoli di aver aggredito un tifoso della Cremonese in autogrill. La polizia condusse un’operazione in grande stile, con irruzioni notturne nelle case degli indagati, quartieri illuminati a giorno, gran dispendio di uomini e mezzi. E la notizia fece il giro di tutti i giornali, i telegiornali e della rete. Fu una vicenda non bella onestamente, che segnò anche parecchie persone.

Altri episodi che ebbero un impatto mediatico nazionale, seppur inferiore alla vicenda di San Valentino, furono l’irruzione di un gruppo di ragazzi negli spogliatoi al termine di Padova-Legnano nel 2009 e gli incidenti in occasione di Padova-Foggia del 2007, quando vennero coinvolte tre guardie carcerarie. In quest’ultima occasione a far clamore fu il gesto del Consiglio Comunale di Padova, che pensò bene di premiare le tre guardie con una maglia biancoscudata. Una montatura degna del cinema, che però permise di togliere di mezzo qualche personaggio un po’ troppo in vista…

Negli ultimi anni hanno fatto molto parlare di se anche a livello nazionale le diffide che toccarono 44 ragazzi in viaggio per Castellammare di Stabia due anni fa, ma soprattutto la querelle che ne nacque con l’allora sindaco Zanonato, un uomo talmente inutile che è finito a fare il Ministro. Ricordo ancora i titoli dei giornali relativamente ai suoi proclami “Ultras, io vi fermerò!”. Infine gli ultimi episodi in ordine di tempo, risalenti alla stagione in corso: le scritte in città contro Penocchio, le strenue difese da parte del suo addetto stampa Criscitiello, gli incidenti in aeroporto a Palermo con i modenesi. Tutti episodi di cui si è parlato molto. Fino all’ultima montatura, che state vedendo in questi giorni…

Che dire? Non ci resta che ringraziare la stampa nazionale che, seppur dicendo spesso falsità, ha donato alla tifoseria biancoscudata una notorietà che va ben oltre quella della squadra!

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